Rimedi naturali per rinforzare il sistema immunitario

L’informazione è lo strumento privilegiato che consente di adottare i comportamenti più opportuni a tutela della propria salute psico-fisica e del proprio benessere. Vogliamo ricordare che esiste la possibilità di difenderci dall’aggressione dei virus, rinforzando il nostro sistema immunitario e mantenere una buona vitalità. Più la persona è vitale, maggiore è la capacità di resistere ai virus. Per sostenere il nostro sistema immunitario, l’approccio della naturopatia può essere veramente d’aiuto. Non è però possibile adottare dei protocolli  unificati, bensì occorre prescindere sempre dall’analisi del singolo caso, utilizzando un approccio di tipo olistico, che si basa su un concetto globale di salute intesa come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale”. Possiamo certamente sostenere il nostro sistema immunitario con rimedi spagyrici, essenze floreali, oli essenziali e funghi dalle spiccate proprietà immunostimolanti, scegliendole in base ad un buon consulto naturopatico per individuando i rimedi più opportuni. Vediamo come. 

Il sistema immunitario

Il sistema immunitario può essere visto come una protezione dell’organismo, una forma di barriera, che risponde all’attacco da parte di virus, batteri e tossine. Il sistema immunitario ha lo scopo di proteggere l’organismo dagli agenti patogeni, ma non è così semplice come si potrebbe pensare. Si tratta infatti di un sistema con una complessità tale che ancora si può dire non sia stata completamente compresa. Esistano diversi livelli di difesa: le barriere fisiche impediscono agli agenti patogeni, come batteri e virus, di entrare nell’organismo. Se un patogeno supera queste barriere, il sistema immunitario innato reagisce con una riposta immediata e generica. Quando viene elusa dall’agente patogeno anche questa barriera, interviene dunque il sistema immunitario adattativo, che adatta appunto la sua risposta adeguandola al tipo di agente patogeno riconosciuto. La risposta dell’organismo non viene perduta ma conservata sotto forma di memoria immunologica, che permette una risposta molto più veloce nel caso in cui il sistema immunitario incontri nuovamente quell’agente patogeno.

La maggior parte delle cellule che costituiscono il nostro sistema immunitario e che vengono chiamate cellule immunocompetenti si trovano nell’intestino. Queste cellule si trovano anche negli organi linfatici:  i primari, midollo osseo e timo,  sono la sede in cui i leucociti (globuli bianchi) si sviluppano e maturano, i secondari, linfonodi,  milza, adenoidi, tonsille, appendice, sono il luogo in cui l’antigene viene trattenuto così che i linfociti possano incontrarlo ed interagire con esso. 

Già Ippocrate, nel 2.500 a.C, aveva riconosciuto l’importanza dell’intestino per il benessere dell’organismo, dichiarando che “tutte le malattie cominciano nell’intestino“. L’intestino, che ha una superficie di  circa 300-400 mq, è l’area dell’organismo maggiormente sottoposta a costante stimolo antigenico (alimenti ingeriti) e contiene circa l’80% delle cellule immunitarie dell’organismo.

Per lavorare efficacemente, il sistema immunitario ha bisogno di un apporto regolare di macronutrienti, vitamine e sali minerali. Per questo l’alimentazione ha un ruolo molto importante: gli alimenti più indicati per rafforzarlo sono frutta e verdura non trattata di stagione, cereali integrali e proteine vegetali (legumi, semi oleosi e frutta secca). Gli alimenti da evitare sono lo zucchero, gli alcolici, i grassi idrogenati. Una funzione protettiva sul microbioma intestinale si ottiene grazie all’assunzione di prodotti fermentati. 

Le vitamine del gruppo B sono fondamentali per il benessere del sistema immunitario. Le troviamo in cereali integrali, legumi, semi oleosi, verdure, lievito alimentare in scaglie, germe di grano, tuorlo d’uovo, latticini e pesce. La vitamina C, anch’essa benefica sul sistema immunitario, si trova in rosa canina, peperoni crudi, kiwi, rucola, tarassaco, fragola, cavolo rosso, frutti di bosco, agrumi, nelle foglie verdi di porri e cipollotti. Il betacarotene non deve mancare nella dieta immunostimolante, lo troviamo nelle verdure verdi fresche, per esempio spinaci, rucola, cicoria, malva, ortica e gli ortaggi e nei frutti giallo-arancio come zucca, carote, melone e albicocche. La vitamina E gioca anch’essa un ruolo fondamentale per il nostro benessere, la troviamo in nocciole, pinoli, mandorle, semi di girasole, cime di rapa, olive, spinaci, basilico, albicocche essiccate, salsa di pomodoro, cereali integrali, oli vegetali. La vitamina D favorisce il fisiologico funzionamento del sistema immunitario e sostiene la regolare funzionalità muscolare. Si sottolinea la necessità di utilizzare verdure e frutta di stagione, possibilmente biologica.

Esistono poi alcune piante e alcuni adattogeni molto conosciuti e utilizzati, per esempio Rosa canina, Ribes, Uncaria, Echinace, Ginseng, Echinacea, Eleuterococco, Curcuma, Incenso, Uncaria. Sono numerosi i funghi medicinali spagyrici anti-virali ed anti-ossidanti che vengono utilizzati anche nella prevenzione, come il Coriolus ed il Fomes. In particolare, lo Shiitake è un fungo medicinale che potenzia il sistema immunitario grazie al suo contenuto di lentinano, un beta-glucano in grado di sollecitare i macrofagi, i linfociti T e le cellule Natural Killer, cioè i globuli bianchi deputati a riconoscere e a distruggere elementi potenzialmente dannosi per l’organismo. Il fungo Ganoderma (Reishi) è un fungo che nasce nel legno in decomposizione di alberi di quercia e castagno in Cina e Giappone. E’ conosciuto da tempo per le sue proprietà terapeutiche tanto da essersi guadagnato il soprannome di “fungo dell’immortalità“. Per i bambini i rimedi spagirici più utilizzati per rinforzare il sistema immunitario e prevenire i classici malanni invernali sono: Rosa canina, Ribes, Uncaria, Echinacea e Shitake.

Amche l’attività fisica ha un’azione positiva sul sistema immunitario, che si traduce in una riduzione del rischio di svariate malattie, dal cancro alla depressione. Il sistema immunitario viene influenzato solo esclusivamente dalla biochimica, ma occorre tenere conto nel livello vibrazionale-energetico che sta alla base dell’organismo umano. Vi sono delle correlazioni importanti tra i vari livelli dell’essere umano e lo sviluppo delle malattie, che sono solo l’avvertimento del corpo a un generale stato di difficoltà. Quando noi attuiamo uno stile di vita (in termini di pensieri, emozioni, alimenti, …) che il nostro livello energetico riconosce come non adatto alla vita, allora vi sarà una risposta anche biochimica che protegga il nostro organismo da ciò che ritiene non adatto alla sua sopravvivenza.

Anche la scienza sta cominciando a comprendere e spiegare la correlazione tra psiche-cervello-organi (la PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia). Per esempio è stata evidenziata la correlazione tra cervello e sistema immunitario, prima sconosciuta.

Fiori di Bach, rimedi spagyrici, meditazione, tecniche Mindfulness, yoga, Qi Gong e Tai Qi agiscono a livello mentale ed energetico producendo effetti importanti sul funzionamento del sistema immunitario. Esistono numerosi studi che, oltre a dimostrare l’efficacia di tali pratiche su svariati disturbi psicologico quali ansia, stati depressivi, attacchi di panico, nevrosi, stress e somatizzazioni, provano la loro efficace azione anche sulla regolazione del sistema immunitario.

Le avventure nel mondo, si imparano da piccoli!

E’ importante che i nostri figli, sin da piccoli, imparino a stare con i coetanei e, pur tra i nostri mille impegni, noi genitori dobbiamo far di tutto per favorire gli incontri con gli altri bambini. I bambini di oggi quando sono costretti a restare a casa e non possono vedere i loro amichetti, giocano per lo più con la playstation e il cellulare. Quando invece ero io bambina ero sempre in giro a giocare, in bici e con i miei amichetti, al parchetto, esploravamo il nostro piccolo mondo. Da lì nacque la mia passione per l’avventura ed i viaggi. I bambini, sin da piccoli, hanno la necessità di stare con gli altri: fa parte dello “statuto ontologico” dell’essere umano! Come abbiamo gambe per camminare e corde vocali per parlare, abbiamo anche bisogno di connetterci con gli altri ed entrare in sintonia con loro. Che vanno allenati proprio come le gambe o le corde vocali. E l’allenamento migliore lo offre proprio la socializzazione.
Le occasioni di incontrare gli amici sono molto importanti, altrimenti poi subentra l’abitudine di stare tra le mura domestiche, soprattutto se ci sono tanti bei giochini tecnologici che permettono di trascorrere tanto tempo. E magari anche di entrare in contatto virtuale con gli altri.
Ma non è la stessa cosa che incontrare gli amici di persona. Non è chattando con gli amici che si fa vita sociale. In una chat posso mandarti una faccina sorridente quando invece sto piangendo, perché c’è lo schermo che fa da copertura. I bambini hanno anche bisogno di guardarsi negli occhi, di capire il linguaggio verbale e non verbale ma soprattutto rispecchiarsi negli stati d’animo dell’altro. Stando insieme ad un amico il bambino può scoprire che non è l’unico a provare certe emozioni, che anche l’altro ha paure, vergogne, speranze, gioie simili alle sue. Proprio in un’età, come quella della crescita, in cui capita facilmente di sentirsi diversi, incerti e soli con il proprio mondo interiore. Poter condividere un’emozione o un problema con gli amici, significa avere l’opportunità di trovare insieme una soluzione. O, semplicemente, ridimensionarlo e non averne più paura. E sviluppare quel coraggio che da grandi ti permette di osare attraversare oceani e fare tante avventure nel mondo!!!

Un caso di bambino iperattivo

Per valutare se un bambino è affetto da un deficit di attenzione e di iperattività (ADHD), occorre sottoporlo ad una valutazione diagnostica piuttosto lunga ed articolata. In alcuni casi i bambini iperattivi sono trattati con sostanze chimiche, ma nella maggior parte dei casi si tratta di bambini solamente più vivaci della media.

E’ spesso in occasione dell’inserimento scolastico che i problemi comportamentali e relativi al cosiddetto deficit attentivo diventano più salienti. Se un bambino non riesce a concentrarsi su un compito non è detto che sia affetto da un disturbo neuropsichiatrico. Può per esempio dare importanza ad altri stimoli ambientali per lui rilevanti o sentirsi in uno stato emotivo che non gli consente di mantenere l’attenzione su un compito. Oppure ci possono essere altre cause.

Gli estratti spagyrici di camomilla, passiflora e tiglio (gemmoderivato) opportunamente combinati ai  fiori di Bach e australiani sono un ottima alternativa naturale sia per i bambini troppo vivaci che iperattivi: non hanno effetti collaterali, non creano dipendenza e si possono usare insieme a qualunque altra terapia medica o psicologica migliorandone addirittura gli effetti.

Il criterio con cui scegliere i fiori si basa sulla valutazione della singola situazione e delle caratteristiche di ciascun bambino. La floriterapia, infatti, non serve per alleviare i sintomi, ma per rimuovere la causa del problema. Come diceva Bach, “si cura la persona non la malattia“.

Ecco di seguito un caso di bambino iperattivo:

Si tratta di un bambino di 7 anni più vivace della media, che all’inizio della scuola elementare faceva fatica a mantenere l’attenzione e ad inserirsi nella classe. Quando l’ho incontrato era parecchio abbattuto perché voleva incontrarsi con un amichetto dopo la scuola ma finiva per restare sempre solo. Talvolta i bambini fanno fatica a trovare un senso di appartenenza al gruppo dei compagni di classe a causa di esperienze avvenute in tenera età, perché hanno vissuto un abbandono da parte dei genitori, come una degenza ospedaliera prolungata o l’affido del bambino in tenera età ad un nido. Lo psicologo Joachim Haarklou ad esempio sostiene che il bambino sotto i due anni non dovrebbe andare al nido o meglio che è preferibile che stia a casa perché con i genitori si sente più protetto e sicuro. Haarklou dice anche che si dovrebbe però anche fare una valutazione del bambino. Ogni bambino è diverso e c’è chi è pronto ad un anno e mezzo e chi invece non lo è prima dei 4-5 anni.

Anche questo bambino é stato portato al nido che non aveva neppure 9 mesi,  perché la mamma ignorava le conseguenze di una scelta di questo tipo. Il fiore che ho consigliato era in effetti Tall Yellow Top mescolato con un gemmoderivato di Tiglio. Dopo circa un mese di assunzione dei rimedi,  le maestre dicono alla mamma che il bambino non è  più iperattivo. E la mamma testimonia una maggiore integrazione nel gruppo degli amici.

(N.B. Lo stesso fiore l’ho consigliato anche alla madre che, originaria di Avellino, nonostante viva e lavori a Milano da diversi anni, fa fatica ad integrarsi con i milanesi. La mamma, dopo essere stata richiamata dalle maestre, era piuttosto disperata perché non sentiva di meritarsi anche questa vicenda del figlio iperattivo, che avrebbe comportato un costo economico notevole di sedute con la neuropsichiatra. Dopo circa un mese di assunzione dei rimedi le maestre hanno detto alla madre: “Non sappiamo cosa è successo e neppure vogliamo saperlo, ma ora suo figlio ha un comportamento adeguato”)

Tall Yellow Top è un fiore australiano da utilizzare quando c’è un senso di alienazione, solitudine e isolamento caratterizzato da una mancanza di connessione o di senso di appartenenza a qualsiasi cosa come la famiglia, un posto di lavoro o una realtà sociale o nazionale. Quest’essenza aiuta a riconnettere la sfera cognitiva a quella emozionale, dona la riscoperta della sensazione di appartenere a un gruppo (famiglia, amici, colleghi di lavoro, ecc), e favorisce le relazioni con gli altri. E’ una essenza da usare per lungo tempo fino a 6-8 settimane senza interruzioni e, se necessario, deve ripetersi allo stesso modo.

Tall Yellow Top si può utilizzare anche quando si tratta di bambini figli di genitori che non hanno desiderato il figlio durante la gravidanza. Utile in tutti i casi in cui vi è un senso di non appartenenza, di rifiuto da parte degli altri e nei casi in cui vi è una mancanza del senso di “casa”.

Come favorire l’autostima di tuo figlio

La dimensione comportamentale del calore è il fattore cruciale perché un figlio possa sentirsi accettato e l’accettazione rappresenta un bisogno universale. Secondo la PARTheory (Parental Acceptance-Rejection Theory) gli esseri umani hanno sviluppato, nel corso dell’evoluzione, dei bisogni emotivi che possono essere soddisfatti da persone che coprono un ruolo importante nella loro esistenza. Riprendendo la teoria dell’attaccamento, la PARTheory sottolinea l’importanza di far sperimentare al bambino, sin dall’infanzia, sensazioni di sicurezza e fiducia, che rappresentano una base sicura cui far riferimento per affrontare le diverse fasi dello sviluppo. A sua volta, ciò richiede al genitore caratteristiche di accessibilità, sensibilità e responsività.  Applicando il modello teorico e gli strumenti di valutazione di Rohner, è stato dimostrato che l’accettazione ed il rifiuto hanno un impatto diretto sullo sviluppo: coloro che sono stati accettati dai genitori hanno una salute mentale significativamente migliore di coloro che sono stati rifiutati. L’affetto genitoriale può essere mostrato sia fisicamente, con l’abbraccio, le carezze ed il conforto; sia verbalmente, attraverso le lodi, i complimenti, ma anche il tempo dedicato all’ascolto; in modo simbolico, mediante l’uso di specifici gesti culturali (come la concessione di privilegio associato ad una determinata età (ad es. organizzare un pigiama party a casa propria). Questi ed altri comportamenti contribuiscono a definire le componenti dell’accettazione genitoriale. Una prima raccomandazione a un genitore che non sia freddo o rifiutante è dunque quella di rendere percepibile il suo affetto in un qualunque modo che si sia congeniale. Il genitore deve anche porre attenzione a non inviare messaggi contraddittori. Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire dall’ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere. Il sostegno maggiore del bambino è dato dall’essere ascoltato fino in fondo, dal sentirsi compreso e appoggiato e contenuto dalla possibilità di confrontarsi con l’adulto, quando questi ha un’opinione diversa dalla sua.

Per contro la rabbia o il risentimento, che pure possono sorgere nel genitore quando un bambino si comporta molto male, o insiste in un modo di fare sgradito, devono essere autoregolati. Ogni volta che un genitore agisce aggressivamente verso il figlio, urlando, criticandolo con violenza o peggio ancora punendolo fisicamente, il sentimento inevitabile del bambino è quello di essere rifiutato. Accanto alle risposte aggressive da parte dell’adulto, non va sottovalutato l’effetto negativo della distanza emotiva o delle reazioni di prolungato disappunto di fronte alle mancanze. Si può far riflettere il genitore sul fatto che agendo in questo modo fornisce un modello negativo, oltre a comunicare ostilità e rifiuto.

La mancanza di calore genitoriale è associata ad una bassa autostima, a una bassa competenza sociale ed a elevati problemi psicologici e comportamentali e se i bambini non percepiscono il supporto della figura materna sorgono in loro sentimenti di insicurezza e inadeguatezza.

L’ascolto che mantiene viva la comunicazione

Essere in grado di ascoltare le emozioni è una competenza importante per le relazioni interpersonali. Soprattutto nei momenti di crisi, come genitori è importante saper mettere da parte i propri sentimenti e ascoltare e comprendere i pensieri e gli stati d’animo dei nostri figli. Se desideriamo che i nostri figli raggiungano l’autocontrollo, i primi che possono mostrare come si fa, siamo noi adulti, cercando di non lasciarci travolgere noi stessi dalle emozioni. Ad esempio, se nostro figlio ci dice che odia la scuola, invece di moralizzare, far la predica o persuadere (ad es. con frasi come: “Guardiamo cosa dicono le statistiche sui giovani laureati.”) è meglio favorire una liberazione catartica delle emozioni del figlio, ossia utilizzare un tipo di ascolto in cui è necessario accettare ciò che il figlio prova e non cercare di sbarazzarsi del piagnucolio o del tormento rassicurandolo o minacciandolo. Perché i figli vogliono assicurarsi che voi capiate quanto grave sia il loro malessere.  Se siamo in grado di praticarlo,  l’ascolto attivo può fare miracoli. L’ascolto attivo è un modo splendido per comunicare quando il figlio vive un momento di tensione o di squilibrio, in cui il genitore tenta di capire i sentimenti del figlio ed il significato del suo messaggio.

Ad esempio, prendiamo il seguente caso:

“Una bimba di 3 anni e mezzo cominciò a lagnarsi senza sosta appena la madre la lasciò con me in macchina per fare la spesa la supermercato. “Voglio la mamma” ripeté almeno una dozzina di volte, nonostante ogni volta le dicessi che sarebbe tornata nel giro di pochi minuti. Poi cominciò a piangere urlando: “Voglio la mia bambola. Voglio la mia bambola.” Non riuscivo a rasserenarla in nessun modo. Poi mi ricordai dell’ascolto attivo. Disperato dissi: “Mamma ti manca molto quando ti lascia sola”. Annuì. “Non ti piace che la mamma se ne va senza di te.” Annuì ancora, stringendosi sempre nella sua copertina e con l’aspetto spaurito di un cucciolo raggomitolato in un cantuccio del sedile posteriore. Continuai: “Quando ti manca la mamma, vorresti la tua bambolina”. Annuì energeticamente. “Ma qui, non c’è la tua bambolina e ti manca anche lei.” A quel punto, come per magia, uscì dall’angolino in cui si era raggomitolata, lasciò cadere la copertina, smise di piangere, si trascinò sul sedile anteriore e cominciò a conversare piacevolmente sulla gente che vedeva nel parcheggio.” (tratto da “Genitori efficaci ” di Thomas Gordon, ed.  La meridiana.)

Oppure, quando un figlio compie un danno, ad esempio fa cadere un vaso,  possiamo comunicare il nostro dispiacere dicendo: “ Il mio vaso rotto… sono davvero molto dispiaciuta …” se invece riusciamo ad empatizzare con il bambino possiamo dire: “Ti sei spaventato quando hai sentito il vaso cadere?” In entrambi i casi lasciamo che l’accaduto possa essere un’ occasione di crescita e di apertura alla relazione tra genitore e figlio, invece che di scontro. Se invece reagiamo con espressioni come: “Non avresti dovuto rompere il mio vaso!” La conversazione è chiusa. Daniel Stern parla di “sintonizzazione emotiva” ossia la capacità di ascoltare, accettare e comprendere l’emozione. L’ascolto attivo promuove invece il dialogo con il figlio. Questa sintonizzazione emotiva crea un clima favorevole e  accogliente che rende più facile il rapporto genitore figlio. Questo vuol dire saper aspettare prima di reagire, vuol dire essere fiduciosi che il figlio saprà  trovare le sue soluzioni al problema.

Le neuroscienze ci danno ulteriori conferme spiegando che ripristinando il contatto fisico, come l’abbraccio, il gioco corporeo, il massaggio e l’utilizzo di parole empatiche,  dette anche carezze emotive, aiutiamo il bambino a calmarsi, mentre il cervello si inonda di sostanze chimiche come l’ossitocina “l’ormone dell’amore”. Non è mai troppo tardi per mostrare attenzione, cura della relazione, empatia e comprensione, e questo lo aiuta a superare l’ansia e a regolare le emozioni intense.

L’empatia non è qualcosa che possiamo acquistare, guadagnare o acquisire. L’empatia è già dentro ognuno di noi. Nasciamo con questo bagaglio emozionale. Già da neonati nella nursery se un bambino piange, presto anche gli altri faranno lo stesso. Con il crescere, evolvono anche le strategie per mostrare all’altro empatia. Infatti, un bambino di due anni e mezzo è già in grado di comprendere il dolore altrui e saperlo distinguere da sé, per questa ragione non è insolito vedere bambini di quell’età che consolano i loro compagni che piangono, magari facendogli una carezza o portandogli un gioco. Certo è che se invece di dare importanza al sentire del bambino cerchiamo fin dalla più tenera età di non tenerne conto, questo non li aiuta a crescere con questa competenza, ma implementa invece una certa insensibilità ai sentimenti altrui.

Il ruolo delle emozioni nelle relazioni genitori figli

Le emozioni costituiscono sia i processi sia i contenuti delle relazioni che si creano tra genitori e figli fin dall’inizio del loro rapporto. Immaginate un bambino che corre tutto contento in casa dalla mamma per mostrarle un barattolo pieno di maggiolini colorati che ha trovato in giardino:  “Mamma guarda non sono bellissimi?” Se l’unica cosa che la donna vede è una casa potenzialmente invasa dagli insetti, la mamma risponderà dicendo: “Porta subito via di qui questi orribili animali!” In tal caso, il bambino protesta: “Ma se non li hai neanche guardati, vedi come luccica questo verde?” Dopo una rapida occhiata al barattolo prende il figlio per un braccio e lo accompagna alla porta ricordandogli che gli insetti vivono fuori di casa ed è lì che devono restare. In una situazione del genere le emozioni che il bambino sta vivendo vengono chiaramente ignorate; la sua eccitazione e la sua gioia non sono condivise dalla madre e il bambino rimane probabilmente confuso sul significato il valore di questa esperienza emozionale. La scoperta e la cattura dei maggiolini lo avevano fatto sentire bene e felice. Era rientrato correndo per condividere con la madre queste sensazioni positive. Ma le risposte ottenute lo inducono a pensare di essersi comportato male. Un coinvolgimento emotivo significativo, una partecipazione empatica della donna all’avventura e all’eccitazione del figlio avrebbero aiutato il bambino a dare un valore alla sua esperienza. Ciò che non vuol dire che in quanto genitori dobbiamo adattarci a vivere con la casa piena di insetti. Significa solo che è importante cercare di entrare in sintonia o in risonanza con l’esperienza emozionale dei nostri figli prima di cercare di modificarne i comportamenti. Entrare in sintonia con le loro emozioni può voler dire porsi al loro livello, avere un atteggiamento aperto e ricettivo, esprimere curiosità ed entusiasmo anche con il tono della voce: “Oh, fammi vedere che belle bestiole colorate! Grazie per avermele portate! Dove le hai trovate? Forse però i maggiolini sarebbero più contenti di rimanere fuori in giardino, non credi?” Un’interazione di questo tipo avrebbe rinforzato il rapporto tra madre e figlio. Sentendo che le sue idee e le sue emozioni avevano un valore per la madre, il bambino avrebbe inoltre provato un senso di sé più saldo e profondo. Quando i genitori sono capaci di entrare in sintonia con le sue emozioni, il bambino ha di sé un’esperienza positiva. E le relazioni emotive lo aiutano a dare significato alle proprie emozioni e influenzano il suo modo di vedere i genitori e se stesso.

Ma che cos’è esattamente un emozione? Possiamo riconoscere un emozione quando la proviamo, ma è molto difficile descrivere la natura dell’esperienza. Capire il ruolo che le emozioni e svolgono nei nostri rapporti interpersonali può essere di grande aiuto: è attraverso la condivisione di emozioni che entriamo in sintonia con gli altri. Sono le forme di comunicazione che coinvolgono la conoscenza delle nostre emozioni, la capacità di condividerle e la capacità di percepire empaticamente quelle dei nostri bambini che costituiscono le fondamenta su cui possiamo costruire con loro una relazione che continui per tutta la vita. Le emozioni plasmano le nostre esperienze interne e interpersonali e forniscono significati alla nostra mente. Quando siamo consapevoli delle nostre emozioni e siamo in grado di farne partecipi gli altri, la nostra vita di tutti i giorni risulta arricchita perché è attraverso la condivisione delle emozioni che rendiamo più profondi i rapporti con le persone che ci circondano. Un genitore capace di comunicare le proprie emozioni aiuta i figli a sviluppare un senso di vitalità ed empatia. Queste componenti possono alimentare nel corso dell’intera esistenza la crescita di relazioni interpersonali intime intense basate sulla condivisione di emozioni, sull’amplificazione di quelle positive e sull’attenuazione di quelle negative. 

Tratto da: “Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta ad essere genitori.” di Daniel J. Siegel Mary Hartzell, ed. Cortina

Impariamo a crescere con i nostri figli

I nostri figli ci danno l’opportunità di crescere e di esaminare questioni lasciate in sospeso legate alle nostre esperienze infantili. Se questa possibilità viene vista come un pesante fardello, il nostro ruolo di genitore può diventare gravoso e spiacevole. Se al contrario, consideriamo le nostre esperienze di genitori come un’opportunità per apprendere nuove cose, possiamo continuare a crescere con i nostri figli. Un approccio alla vita che prevede una costante disponibilità a imparare ci permette di affrontare il nostro ruolo di genitori con una mente aperta, come un viaggio alla scoperta di nuovi mondi. Dati relativamente recenti nel campo della ricerca neuro-scientifica sottolineano come, nel nostro cervello, nuovi collegamenti e probabilmente nuove cellule nervose possono continuare a svilupparsi nel corso della nostra esistenza. Le connessioni fra le cellule nervose determinano le modalità con cui i processi mentali sono creati; le esperienze plasmano questi collegamenti fra i neuroni cerebrali e di conseguenza plasmano la mente. Relazioni interpersonali e processi riflessivi favoriscono il continuo sviluppo del cervello. Il fatto di essere genitori ci offre l’opportunità di continuare ad apprendere mentre riflettiamo sulle nostre esperienze a partire da punti di vista inediti e costantemente soggetti a cambiamenti. Essere genitori ci permette anche di generare nei nostri bambini un atteggiamento aperto nei confronti del mondo mentre alimentiamo la loro curiosità e li sosteniamo nelle loro esplorazione dell’ambiente. Le interazioni complesse e spesso difficili che caratterizzano la relazione genitore figlio ci permettono di scoprire nuove possibilità di crescita e sviluppo per noi stessi per i nostri figli.

Tratto da: “Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta ad essere genitori.” di Daniel J. Siegel Mary Hartzell, ed. Cortina

Il linguaggio dell’accettazione

Quando una persona è capace di provare e di comunicare a un’altra una sincera accettazione, essa può diventare di grande aiuto. La sua accettazione dell’altro così com’è, è determinante per costruire una relazione in cui l’altro possa crescere, maturare, operare cambiamenti costruttivi, imparare a risolvere problemi, tendere ad un equilibrio psicologico, diventare più produttivo e creativo, realizzare pienamente il proprio potenziale.   L’accettazione è come il terreno fertile che permette ad un seme minuscolo di trasformarsi nel bel fiore che può diventare. Il terreno si limita a facilitare lo sviluppo del seme. Anche un figlio, come un seme, ha dentro di sé la capacità di crescere. L’accettazione è il terreno fertile, che semplicemente permette al figlio di realizzare il proprio potenziale. Perché l’accettazione genitoriale esercita tanta benefica influenza sui figli? E’ un punto che in genere non viene compreso. La maggior part delle persone è stata indotta a credere che si accetta un figlio così com’è, questi non cambierà mai; che il modo più valido per aiutarlo a migliorarsi è quello di dirgli quali aspetti di lui non sono accettabili. Di conseguenza la maggior parte dei genitori ricorre a piene mani al linguaggio della non-accettazione, pensando che sia il modo migliore per aiutare i figli. Il terreno che tanti genitori offrono ai figli è intriso di valutazioni, giudizi, critiche, prediche, massime morali, ammonizioni, ordini ed altri messaggi che trasmettono la non-accettazione al ragazzo per quello che è. Il linguaggio dell’accettazione, rende i figli più aperi e sereni; li fa sentire liberi di condividere sentimenti e problemi. Gli psicoterapeuti e i consulenti hanno dimostrato quanto può essere potente l’accettazione. I terapeuti più efficaci sono quelli che riescono a comunicare una sincera accettazione alle persone che cercano il loro aiuto.

Lavorando con i genitori ai corsi P.E.T. (Parent Effectiveness Training) partecipanti ai corsi di abbiamo dimostrato che si possono insegnare ai genitori le stesse abilità utilizzate dai terapeuti professionisti. La maggior parte dei genitori riduce drasticamente la frequenza dei messaggi che trasmettono non-accettazione e acquisisce una notevole capacità di utilizzare il linguaggio dell’accettazione. I genitori che imparano a manifestare attraverso le parole una sincera accettazione del figlio, dispongono di uno strumento che può produrre risultati straordinari. Possono incoraggiare l’autoaccettazione e l’autostima del figlio. Possono promuovere il suo sviluppo e agevolare la realizzazione del potenziale di cui è geneticamente dotato. Possono accelerare il suo passaggio dalla dipendenza all’indipendenza e all’autocontrollo. Possono aiutarlo a imparare a risolvere i problemi che inevitabilmente la vita gli presenterà, e dargli la forza per affrontare costruttivamente le delusioni e le sofferenze dell’infanzia e dell’adolescenza.

Di tutte le conseguenze dell’accettazione, la più importante é che il figlio si sente amato. Accettare l’altro così com’è, è veramente un atto d’amore; sentirsi accettati significa sentirsi amati. La psicologia sta solo adesso cominciando a prendere atto dell’immenso potere insito nel sentirsi amati: è un sentimento che promuove la crescita mentale e fisica, ed è forse l’agente terapeutico più efficace.

(Thomas Gordon, Genitori efficaci, edizioni La meridiana)

Fiori di Bach per bambini

I fiori di Bach sono molto utilizzati per i bambini che soffrono di alterazioni emotive, a volte provocate dalla personalità, altre indotte dall’ambiente o dalle situazioni che vivono. Si tratta di rimedi efficaci e sicuri, senza creare assuefazioni o dare effetti collaterali. Ed è proprio quando si prescrivono ai bambini, o agli animali, che si può dimostrare la loro efficacia e la mancanza di effetto placebo.

I bambini sono puri ed immediati, hanno meno condizionamenti e sovrastrutture, culturali e caratteriali, e proprio per questo rispondono molto più velocemente degli adulti alla forza trasformatrice ed armonizzatrice dei fiori di Bach. Il metodo per la scelta dei rimedi consiste nell’associazione del rimedio floreale allo stato d’animo alterato del bambino. Tra i due e i quattro anni di vita, compaiono di frequente fissazioni o piccole manie riguardo ai bisogni fisiologici.  Ad esempio, c’è il bimbo che non riesce a fare la cacca senza pannolino, quello che manifesta tristezza o paura contemplando il contenuto del vasino, quello che pretende di spogliarsi completamente per paura di sporcarsi. Oppure ci sono bimbi che si ammalano puntualmente ogni volta che c’è in vista un viaggio o una vacanza, altri che vanno in crisi quando cominciano l’asilo, bimbi che hanno crisi di rabbia aggressiva quando nasce un fratellino. Comportamenti che gli adulti considerano come un capriccio o come il segno di “qualcosa che non va”, ma che sono assolutamente normale nel momento in cui attraversano le varie tappe di crescita. I suoi alti e bassi sono importanti nell’esperienza di imparare, vitali per il suo sviluppo emotivo; un’eccessiva preoccupazione da parte dei genitori può interferire con questo processo, insinuandogli il dubbio di essere in qualche modo “sbagliato”. Un buon modo per aiutare i nostri figli a superare più rapidamente e con meno ansie queste fasi è offerto dai rimedi floreali, che riescono a riequilibrare immediatamente i bambini quando il processo evolutivo sembra bloccarsi, impedendo che si depositino e si stratifichino emozioni e sentimenti negativi che possono col tempo trasformarsi in problemi.

Com’è la vita di un bambino che teme di non essere amato

 

Una delle esperienze più dolorose per un bambino è il desiderio disperato della presenza di qualcuno che invece non lo vuole, o l’amore disperato per qualcuno che invece non lo ama. Alcuni bambini continuano ostinatamente a cercare di farsi amare da qualcuno che non è in grado di farlo, magari a causa di un disturbo, di un meccanismo di difesa o di un’infanzia dolorosa. Immaginate un neonato che sollevi gli occhi per incontrare quelli della madre, ma che non riesca quasi mai a trovarli o che in essi scorga una fondamentale assenza di vita, nessuna luce, nessuna gioia nel restituire lo sguardo. Lui tende le braccia verso di lei, ma lei lo lascia andare senza reagire in alcun modo. Oppure pensate a un bambino di cinque anni che cerchi in tutti i modi di compiacere il padre regalandogli i suoi disegni, oggetti che ha trovato o qualcosa che ha fatto a scuola, ma per quanto lui si sforzi percepisce da parte del padre soltanto un senso di fastidio.

Se un bambino ha la sensazione che il proprio amore valga poco, che non venga notato o ricambiato, arriva alla conclusione di non essere degno d’amore, pensa di apparire ripugnante agli occhi della persona così importante per la sua vita. È probabile allora che inizi a credere che ci sia in lui qualcosa di sbagliato, che la sua sia soltanto avidità, un bisogno eccessivo, un’esigenza ingiustificata e sgradevole. Se il suo amore viene sempre rifiutato, cosa gli rimane da offrire al genitore? Cosa può offrire al mondo? Ha perso la sua ricchezza più importante, il suo valore. Non è più nulla. Lo psicoanalista Fairbairn parla dei bambini che amano senza essere ricambiati affermando: “Il suo […] amore per la madre, di fronte a un rifiuto da lei agito e voluto, […] è come se si riversasse in un vuoto emotivo. Questo riversare è accompagnato da un esperienza emotiva particolarmente devastante. In un bambino più grande tale esperienza implica una forte umiliazione provocata dalla valorizzazione del suo amore. A un livello profondo (o a una stadio iniziale) la sua esperienza corrisponde alla vergogna di aver mostrato così apertamente un bisogno che, poi, è stato trascurato e sminuito. In virtù di tali esperienze di umiliazione e vergogna [il bambino] si sente degradato a una condizione in cui mancava valore, riconoscimento e dignità. La percezione del suo valore è minacciata: Il suo malessere ha a che fare con il senso di inferiorità. A un livello più profondo (o a uno stadio più precoce) l’esperienza del bambino è, per modo di dire, quella di un’esplosione inefficace. […] Ovvero, un’esperienza di disintegrazione e di imminente morte psichica.” (Fairbairn,1952)

È importante aggiungere che, in ogni caso, è raro che il rifiuto da parte del genitore, o l’indifferenza emotiva, siano totali. Probabilmente la madre di tanto in tanto sorride al suo bambino, lo prende in braccio, gli racconta una storia, ma questo può essere causa di dolore anche maggiore. Il bambino continua a ricordare i momenti in cui la madre è affettuosa, a soffrire con più disperazione tutte le volte in cui lei non risponde o pare non interessi a lui, a patire lo schiaffo emotivo del fastidio che lei mostra nei suoi confronti.

 

Articolo tratto dal libro: “Aiutare i bambini che temono di non essere amati” di Margot Sunderland (ed. Erickson)