Come favorire l’autostima di tuo figlio

La dimensione comportamentale del calore è il fattore cruciale perché un figlio possa sentirsi accettato e l’accettazione rappresenta un bisogno universale. Secondo la PARTheory (Parental Acceptance-Rejection Theory) gli esseri umani hanno sviluppato, nel corso dell’evoluzione, dei bisogni emotivi che possono essere soddisfatti da persone che coprono un ruolo importante nella loro esistenza. Riprendendo la teoria dell’attaccamento, la PARTheory sottolinea l’importanza di far sperimentare al bambino, sin dall’infanzia, sensazioni di sicurezza e fiducia, che rappresentano una base sicura cui far riferimento per affrontare le diverse fasi dello sviluppo. A sua volta, ciò richiede al genitore caratteristiche di accessibilità, sensibilità e responsività.  Applicando il modello teorico e gli strumenti di valutazione di Rohner, è stato dimostrato che l’accettazione ed il rifiuto hanno un impatto diretto sullo sviluppo: coloro che sono stati accettati dai genitori hanno una salute mentale significativamente migliore di coloro che sono stati rifiutati. L’affetto genitoriale può essere mostrato sia fisicamente, con l’abbraccio, le carezze ed il conforto; sia verbalmente, attraverso le lodi, i complimenti, ma anche il tempo dedicato all’ascolto; in modo simbolico, mediante l’uso di specifici gesti culturali (come la concessione di privilegio associato ad una determinata età (ad es. organizzare un pigiama party a casa propria). Questi ed altri comportamenti contribuiscono a definire le componenti dell’accettazione genitoriale. Una prima raccomandazione a un genitore che non sia freddo o rifiutante è dunque quella di rendere percepibile il suo affetto in un qualunque modo che si sia congeniale. Il genitore deve anche porre attenzione a non inviare messaggi contraddittori. Per instaurare una comunicazione efficace è importante partire dall’ascolto, prestando attenzione alle emozioni e alle opinioni che i figli possono esprimere. Il sostegno maggiore del bambino è dato dall’essere ascoltato fino in fondo, dal sentirsi compreso e appoggiato e contenuto dalla possibilità di confrontarsi con l’adulto, quando questi ha un’opinione diversa dalla sua.

Per contro la rabbia o il risentimento, che pure possono sorgere nel genitore quando un bambino si comporta molto male, o insiste in un modo di fare sgradito, devono essere autoregolati. Ogni volta che un genitore agisce aggressivamente verso il figlio, urlando, criticandolo con violenza o peggio ancora punendolo fisicamente, il sentimento inevitabile del bambino è quello di essere rifiutato. Accanto alle risposte aggressive da parte dell’adulto, non va sottovalutato l’effetto negativo della distanza emotiva o delle reazioni di prolungato disappunto di fronte alle mancanze. Si può far riflettere il genitore sul fatto che agendo in questo modo fornisce un modello negativo, oltre a comunicare ostilità e rifiuto.

La mancanza di calore genitoriale è associata ad una bassa autostima, a una bassa competenza sociale ed a elevati problemi psicologici e comportamentali e se i bambini non percepiscono il supporto della figura materna sorgono in loro sentimenti di insicurezza e inadeguatezza.

Fiori di Bach per bambini

I fiori di Bach sono molto utilizzati per i bambini che soffrono di alterazioni emotive, a volte provocate dalla personalità, altre indotte dall’ambiente o dalle situazioni che vivono. Si tratta di rimedi efficaci e sicuri, senza creare assuefazioni o dare effetti collaterali. Ed è proprio quando si prescrivono ai bambini, o agli animali, che si può dimostrare la loro efficacia e la mancanza di effetto placebo.

I bambini sono puri ed immediati, hanno meno condizionamenti e sovrastrutture, culturali e caratteriali, e proprio per questo rispondono molto più velocemente degli adulti alla forza trasformatrice ed armonizzatrice dei fiori di Bach. Il metodo per la scelta dei rimedi consiste nell’associazione del rimedio floreale allo stato d’animo alterato del bambino. Tra i due e i quattro anni di vita, compaiono di frequente fissazioni o piccole manie riguardo ai bisogni fisiologici.  Ad esempio, c’è il bimbo che non riesce a fare la cacca senza pannolino, quello che manifesta tristezza o paura contemplando il contenuto del vasino, quello che pretende di spogliarsi completamente per paura di sporcarsi. Oppure ci sono bimbi che si ammalano puntualmente ogni volta che c’è in vista un viaggio o una vacanza, altri che vanno in crisi quando cominciano l’asilo, bimbi che hanno crisi di rabbia aggressiva quando nasce un fratellino. Comportamenti che gli adulti considerano come un capriccio o come il segno di “qualcosa che non va”, ma che sono assolutamente normale nel momento in cui attraversano le varie tappe di crescita. I suoi alti e bassi sono importanti nell’esperienza di imparare, vitali per il suo sviluppo emotivo; un’eccessiva preoccupazione da parte dei genitori può interferire con questo processo, insinuandogli il dubbio di essere in qualche modo “sbagliato”. Un buon modo per aiutare i nostri figli a superare più rapidamente e con meno ansie queste fasi è offerto dai rimedi floreali, che riescono a riequilibrare immediatamente i bambini quando il processo evolutivo sembra bloccarsi, impedendo che si depositino e si stratifichino emozioni e sentimenti negativi che possono col tempo trasformarsi in problemi.

Com’è la vita di un bambino che teme di non essere amato

 

Una delle esperienze più dolorose per un bambino è il desiderio disperato della presenza di qualcuno che invece non lo vuole, o l’amore disperato per qualcuno che invece non lo ama. Alcuni bambini continuano ostinatamente a cercare di farsi amare da qualcuno che non è in grado di farlo, magari a causa di un disturbo, di un meccanismo di difesa o di un’infanzia dolorosa. Immaginate un neonato che sollevi gli occhi per incontrare quelli della madre, ma che non riesca quasi mai a trovarli o che in essi scorga una fondamentale assenza di vita, nessuna luce, nessuna gioia nel restituire lo sguardo. Lui tende le braccia verso di lei, ma lei lo lascia andare senza reagire in alcun modo. Oppure pensate a un bambino di cinque anni che cerchi in tutti i modi di compiacere il padre regalandogli i suoi disegni, oggetti che ha trovato o qualcosa che ha fatto a scuola, ma per quanto lui si sforzi percepisce da parte del padre soltanto un senso di fastidio.

Se un bambino ha la sensazione che il proprio amore valga poco, che non venga notato o ricambiato, arriva alla conclusione di non essere degno d’amore, pensa di apparire ripugnante agli occhi della persona così importante per la sua vita. È probabile allora che inizi a credere che ci sia in lui qualcosa di sbagliato, che la sua sia soltanto avidità, un bisogno eccessivo, un’esigenza ingiustificata e sgradevole. Se il suo amore viene sempre rifiutato, cosa gli rimane da offrire al genitore? Cosa può offrire al mondo? Ha perso la sua ricchezza più importante, il suo valore. Non è più nulla. Lo psicoanalista Fairbairn parla dei bambini che amano senza essere ricambiati affermando: “Il suo […] amore per la madre, di fronte a un rifiuto da lei agito e voluto, […] è come se si riversasse in un vuoto emotivo. Questo riversare è accompagnato da un esperienza emotiva particolarmente devastante. In un bambino più grande tale esperienza implica una forte umiliazione provocata dalla valorizzazione del suo amore. A un livello profondo (o a una stadio iniziale) la sua esperienza corrisponde alla vergogna di aver mostrato così apertamente un bisogno che, poi, è stato trascurato e sminuito. In virtù di tali esperienze di umiliazione e vergogna [il bambino] si sente degradato a una condizione in cui mancava valore, riconoscimento e dignità. La percezione del suo valore è minacciata: Il suo malessere ha a che fare con il senso di inferiorità. A un livello più profondo (o a uno stadio più precoce) l’esperienza del bambino è, per modo di dire, quella di un’esplosione inefficace. […] Ovvero, un’esperienza di disintegrazione e di imminente morte psichica.” (Fairbairn,1952)

È importante aggiungere che, in ogni caso, è raro che il rifiuto da parte del genitore, o l’indifferenza emotiva, siano totali. Probabilmente la madre di tanto in tanto sorride al suo bambino, lo prende in braccio, gli racconta una storia, ma questo può essere causa di dolore anche maggiore. Il bambino continua a ricordare i momenti in cui la madre è affettuosa, a soffrire con più disperazione tutte le volte in cui lei non risponde o pare non interessi a lui, a patire lo schiaffo emotivo del fastidio che lei mostra nei suoi confronti.

 

Articolo tratto dal libro: “Aiutare i bambini che temono di non essere amati” di Margot Sunderland (ed. Erickson)

 

Un caso di bronchite e broncospasmo

Un bimbo di 3 anni soffre da fin da molto piccolo di frequenti episodi di bronchite e broncospasmo. La pediatra che lo segue prescrive farmaci per aprire i bronchi da usare con l’aereosol ed il Ventolin per gli attacchi di broncospasmo. Dato che nell’ultimo periodo gli episodi tra un attacco ed il successivo si sono intensificati, la pediatra prescrive un nuovo farmaco da prendere tutti i giorni, che però tra gli effetti collaterali ha tendenze suicide. La mamma del bimbo non se la sentiva di seguire questa nuova cura e quindi mi ha interpellata. I farmaci sono stati sostituiti da Ribes e Carpino spagyrico, con aggiunta di essenze floreali per favorire una maggiore indipendenza dalla mamma. Per circa un anno che il bimbo non ha più avuto episodi di broncospasmo ed ogni episodio di bronchite si risolve velocemente con gli stessi rimedi presi più volte al giorno. Successivamente la mamma dichiara che il bambino ora di 4 anni non prende più i rimedi per la bronchite ed il broncospasmo essendo guarito da questa malattia.

Sulle malattie alle vie respiratorie così scrive Claudia Rainville:

“I polmoni sono l’organo principale della respirazione. In essi si attua lo scambio fondamentale di ossigeno e anidride carbonica senza il quale non potremmo vivere. Ciò avviene in minuscole sacche (ne abbiamo circa 300 milioni) chiamati «alveoli polmonari». Questi alveoli sono enormemente irrorati da piccolissimi vasi, i «capillari», che permettono al sangue (globuli rossi) di rilasciare l’anidride carbonica che contiene e di riempirsi di ossigeno per alimentare tutte le cellule. La membrana di questi alveoli è talmente sottile da permettere questo scambio. Se questa membrana venisse estesa, si otterrebbe una superficie di parecchie centinaia di metri quadrati.
Vi lascio supporre la fragilità di questo tessuto e i danni provocati dall’aria inquinata che respiriamo, ma anche quelli provocati da noi stessi, in particolare dal tabagismo.
I polmoni sono inoltre il solo orifizio naturale costantemente aperto verso l’esterno e che deve in continuazione essere in grado di difendersi e difenderci. Esiste tutto un sistema che svolge questo ruolo. Passando attraverso il naso, l’aria si riscalda, viene in parte filtrata dai peli e umidificata dal muco che imprigiona certe polveri, prima di penetrare nei bronchi dove il muco trattiene le polveri rimanenti, che vengono espulse dalla tosse o da piccole ciglia vibratili che le fanno risalire. Possiamo constatare fino a che punto questo sistema di protezione e di difesa sia elaborato.
Un ultimo fatto molto interessante merita di essere segnalato. La respirazione è la sola funzione organica automatica (inconscia e involontaria), ossia controllata dal sistema nervoso autonomo, sulla quale tuttavia possiamo intervenire volontariamente, vale a dire facendo leva sul sistema nervoso centrale. Questo ci consente di afferrare meglio la ragione dell’efficacia delle tecniche respiratorie di rilassamento, in quanto ci permettono infatti di giungere a «calmare il sistema nervoso autonomo» e, conseguentemente, di rilasciare le tensioni inconsce.
Le atmosfere pesanti, «soffocanti», gli ambienti dove non ci si sente a proprio agio, sollecitano enormemente le energie del polmone. I disturbi o le malattie del sistema polmonare (naso, gola, bronchi, eccetera) ci parlano quindi di situazioni o di persone che ci mettono a disagio senza per questo aggredirci direttamente. Sono tante le persone che durante il consulto mi riferiscono «ho l’impressione di soffocare in questa società» oppure «mi manca l’aria in questa famiglia».
Chi mi fece quest’ultima osservazione era un asmatico, che giunse rapidamente a comprendere chi «gli succhiava l’aria» nella sua famiglia.
Le eccessive angosce materne, le atmosfere familiari pesanti si traducono sovente nei bambini in fragilità polmonari che, se vengono «curate» troppo efficacemente o se appaiono insufficienti al bambino, possono trasformarsi in allergie respiratorie o cutanee. Egli si «difenderà» allora reagendo, talvolta violentemente. Asma, eczemi, angine purulente sono «grida» indicanti che ciò che accade tutt’intorno al bambino non lo soddisfa, che vive la situazione come un’aggressione e che ha bisogno di protezione (amore e presenza), ma non di essere soffocato.

Un ultimo significato che può essere associato ai problemi polmonari è quello della tristezza, della malinconia, del dispiacere, della solitudine. L’energia del polmone è incaricata di questi sentimenti che, quando diventano eccessivi, la esauriscono. L’eccesso o il fatto di rimuginare la tristezza per serbare il ricordo di qualcosa o di qualcuno possono manifestarsi attraverso una fragilità dei polmoni.”

Asilo “Bambini come fiori”

 “Bambini come fiori” è anche il progetto per un nuovo asilo che nasce sulla base dei principi ispiratori dell’associazione omonima, grazie alla collaborazione di un’educatrice ambientale e di una naturopata.

L’idea educativa nasce dalla consapevolezza che per crescere bambini sani e felici occorre soddisfare i seguenti requisiti:

  • offrire ai bambini la possibilità di un’esperienza quotidiana a stretto contatto con la natura, poiché questo è l’ambiente di vita e di crescita migliore e più salutare per tutti i bambini.
    L’ambiente naturale, infatti, offre la possibilità di stimolare il loro senso di avventura e la loro fantasia, permettendo un apprendimento per esperienza diretta.
  • Una naturopata sarà presente all’interno della scuola materna un giorno alla settimana, per osservare il comportamento dei bambini e sempre disponibile per colloqui individuali con i genitori. Inoltre svolgerà la sua attività professionale mediante consulenze specialistiche per i bambini ed i loro genitori, fornendo suggerimenti sullo stile di vita e sulla scelta degli alimenti, di sostante naturali, di prodotti e integratori alimentari, fiori di Bach, ecc… Questo perché sappiamo quanto i condizionamenti emotivi, affettivi e sociali, vissuti nei primi anni di vita, incidano profondamente e forse irreversibilmente sul futuro dei propri figli.
  • Verranno realizzati laboratori creativi con l’uso di materiali naturali e con esperti naturalisti, che ci aiuteranno a conoscere le piante e gli animali attraverso laboratori, giochi liberi, passeggiate ed esplorazioni.

Per informazioni telefonare al n. 329.2265112

Malattia e salute secondo il dottor Edward Bach

Per far comprendere il concetto di malattia il dottor Edward Bach, il pioniere della floriterapia, nei suoi libri (“Guarisci te stesso” e “Libera te stesso”) scrive:  “Noi sappiamo che la malattia è, nel corpo, l’estrema conseguenza di un lungo profondo agire di forze misteriose. Il successo della terapia materiale è solo apparente e il sollievo provvisorio, se non è stata rimossa la vera causa…(…)… Ogni sforzo indirizzato al corpo non può fare altro che riparare il danno in maniera superficiale. Perciò non lo cura, per il fatto che la causa è sempre operante e prima o poi rivela la sua presenza sotto altra forma…(…)… La malattia è, nella sua vera essenza, il risultato di un conflitto fra Spirito e Mente, e perciò non può essere sconfitta se non con uno sforzo spirituale e mentale….(…)… La malattia non è un errore né una punizione, ma solamente un correttivo, uno strumento di cui l’Io Superiore si serve per richiamare la nostra attenzione sui nostri errori, per metterci in guardia di fronte a errori maggiori e per riportarci sulla via della verità e della luce, dalla quale non avremmo mai dovuto allontanarci.”

La malattia, dunque, è la disarmonia che si genera tra l’Io Superiore e la personalità. Disarmonia che è ben spiegata nel racconto con cui apre il suo libro “Libera te stesso”:

“Una ragazzina decide di dipingere un quadro con una casa, per il compleanno della madre. Nella sua mente il quadro è già finito, sa come realizzarlo nel più piccolo dettaglio, occorre soltanto riportarlo sulla carta. Prende la scatola con i colori, il pennello e, piena di entusiasmo e felicità, si mette al lavoro.
Tutta la sua attenzione e il suo interesse sono concentrati su ciò che fa, niente può distrarla. Finisce il quadro per tempo…ogni sua pennellata è stata fatta per amore..anche se la casa dipinta dovesse sembrare una baracca, è comunque la casa più perfetta mai realizzata in un quadro. E’ un successo, perché la piccola artista ha messo tutto il suo cuore e la sua anima, tutto il suo essere nel farlo.”

Ha realizzato il quadro in completa libertà, ascoltando semplicemente il suo cuore, ma se “ipotizziamo che, mentre la ragazzina sta dipingendo felicemente, arrivi qualcuno che le dica: “Perché non metti la finestra qui e la porta lì, e poi il sentiero del giardino dovrebbe andare così..”. Il risultato sarà che la bambina perderà ogni interesse rispetto al dipinto; anche se dovesse continuare, non farà altro che riportare sulla carta le idee di un’altra persona. Potrà irritarsi, impaurirsi, sentirsi infelice, rifiutare i suggerimenti, cominciare a odiare il quadro e strapparlo..ma anche se lo terminasse, sarebbe un fallimento”.
Questo quadro non sarebbe più la realizzazione del sentimento d’amore della piccola perché le continue interferenze ne hanno limitato la libertà di espressione. Questa è la malattia, la reazione a qualcosa che ha deviato, ha interferito, ha ostacolato il progetto della nostra esistenza e che inevitabilmente genera stati d’animo come rabbia, paura, instabilità, dubbio, dolore, e che indicano l’infelicità nel vivere e di cui non comprendiamo le cause, anzi le attribuiamo molto spesso a qualcosa che è esterno da noi.

Le intuizioni di Bach sono anche in linea con le più recenti ricerche dell’Università dell’Indiana che ha stabilito che essere sinceri fa bene alla salute. La ricerca, guidata dalla psicologa Anita Kelly, è stata condotta su circa un centinaio di volontari, divisi in due gruppi: a metà di loro è stato detto di evitare di dire bugie nel corso della giornata, mentre al gruppo di controllo non è stato detto nulla di particolare. I partecipanti si presentavano una volta alla settimana ad una visita medica, nella quale venivano rilevate le loro condizioni generali di salute. Nel frattempo venivano anche sottoposti ad un test con la “macchina della verità”, per verificare quante volte avessero mentito, e su che cosa di preciso, nel corso della settimana.
Ciò che è emerso chiaramente è un’associazione inversamente proporzionale fra il numero di bugie e il livello di salute di chi le pronunciava. Quando le bugie aumentavano, diminuiva il benessere complessivo del soggetto. Stando all’analisi presentata nel corso dell’ultima conferenza dell’American Psychological Society, chi si attiene alla verità migliora la propria salute fisica e psicologica. Chi dice bugie impegna il cervello a un lavoro supplementare che si traduce in stress e nell’abbassamento del sistema immunitario. Così si diventa più esposti a piccoli malesseri come mal di testa, raffreddori e mal di gola, ma si corre anche il rischio di cadere in depressione. Meglio dire la verità, dunque, anche quando ci si nasconde dietro alle bugie a fin di bene, contraddizione in termini inventata dai mentitori patologici.
Linda Stroh, professore emerito di comportamento organizzativo alla Loyola University di Chicago, commenta: “sapere di poter dire la verità abbatte i livelli di stress, mentre vivere un conflitto interiore che porta alla menzogna aggiunge un carico pesante di tensione alla vita quotidiana”.

Un caso di bullismo

Questo è il caso di un bambino di quarta elementare che era vittima di continui e reiterati episodi di bullismo e aggressioni fisiche da parte di un compagno di classe al punto da non voler più andare a scuola. Era molto nervoso e si mordeva spesso le labbra.

Ho consigliato alla mamma di proporre al bambino un corso di arti marziali e di somministrare al bambino la Camomilla spagyrica (Alkaest) con aggiunta di essenze floreali per il tema della paura ed il fiore australiano Southern Cross ed il bambino ha recuperato serenità e la voglia di tornare a scuola in breve tempo. Da allora non è più stato vittima di episodi di bullismo ed ha smesso di mordersi il labbro.

Southern Cross è il rimedio per le persone che pensano di non essere responsabili della creazione della propria realtà e tendono a biasimare gli altri, ma mai se stessi. E quindi tendono ad attribuire la causa  delle loro disgrazie ­a gli altri o a situazioni esterne. Spesso si sentono vittime delle circostanze e chiedono in modo costante un aiuto eccessivo. Si mostrano spesso immature, irresponsabili e negligenti. Fanno una gran fatica a guardare dentro se stesse. Questo li porta ad incolpare agli altri di interferire nella propria felicità. Sono ipercritiche e pessimiste. Invidiano i successi e le ricchezze altrui.

Le persone Southern Cross sono sempre in sofferenza, soffrono, si autoflagellano, reagiscono dolorosamente a molte cose che accadono. Per chi si identifica nel ruolo della vittima e ha la sensazione che la vita sia stata molto dura e ingiusta con loro. Una frase che ripetono spesso è: “Non è giusto!”.

Perché una persona soffre?
La risposta è semplice: vuole soffrire, e troverà sempre una ragione per farlo…
Ma perché questa persona vuole soffrire?
Bisogna sviscerare il concetto della “zona di comfort”. La parola “comfort” confonde: significa comodità, qualcosa di piacevole. Mentre il concetto “la zona di comfort” significa qualcos’altro, una situazione per te abituale, dove sai cosa fare; significa il mondo virtuale che tu hai creato, la tua rete informatica, le tue abitudini, i tuoi comportamenti.
Nella zona di comfort non dobbiamo sentirci necessariamente comodi, spesso è il contrario, ma sappiamo come muoverci.
Quando una persona cresce in una famiglia difficile, pressata dai genitori, quando sin dall’infanzia sente il disamore e subisce le ingiustizie, i percorsi neuronali che il suo cervello ha creato in quell’età prevedono la sofferenza e le preoccupazioni diventano normali. Soffrire è una sua abitudine. Sta “bene” quando sta male, e non perché sta realmente bene, ma perché è abituato s vivere così. E’ la sua zona di comfort.
Così troverà sempre un modo per soffrire. Ed eviterà delle situazioni nelle quali potrebbe sentirsi veramente bene.
Dello stare bene non sa cosa farne, non è abituata a stare così e anzi cresce la sua angoscia per il sospetto che da un momento all’altro potrebbe accadere qualcosa di brutto, di sconosciuto, una disgrazia imprevista.
Per evitare che succeda qualcosa di brutto ma sconosciuto, occorre che accada il brutto abituale, un vecchio meccanismo ben avviato e ben oliato, dove sai come comportarti, come sentirti.
Questa persona può ricordare le offese subite nell’infanzia e può anche chiedere di lasciare andare il passato, ma in realtà non vuole lasciarlo andare, perché è un importante fattore che le permette di stare nella sua zona di comfort.
E organizza la sua vita in un certo modo.
Da adulto, leggerà e studierà di tutto per non dover soffrire, ma si sceglierà uno o più lavori scomodi e mal pagati che non le porteranno nessun piacere né benessere materiale, ma le permetteranno di mantenere l’abituale stato emozionale.
Si troverà un partner “generatore di sofferenza”, per restare ancora nella zona di comfort. I partner che non si adattano a questa immagine non le interessano, non sa cosa farsene, sono dei deboli perché “solo la sofferenza forma e seleziona i duri, i vincitori”.
E così, può dedicarsi all’autoflagellazione attaccandosi a qualcosa di poco conto, tuffandosi nei vecchi ricordi, piangersi addosso, trovare i colpevoli della sua sofferenza… sempre nella zona di comfort.
Dovrebbero conoscere bene e capire questo meccanismo, imparare a uscirne invece che controllarlo perché purtroppo, tutte quelle cose alle quali aspira la loro coscienza: una bella relazione, un bel lavoro, la calma interiore… tutte quelle cose si trovano al di fuori della “zona di comfort.”

Illawarra Flame tree per il trauma del rifiuto

È fondamentale dare tutta l’attenzione possibile alla relazione madre bambino durante la fase della gravidanza e del primo anno di vita, perché da questa dipenderà tutta la personalità futura del bambino. Qui si impiantano le fondamenta basilari su cui poi si costruiranno tutti gli altri piani della casa. Questa condizionerà positivamente o negativamente le future tappe e crisi della crescita.

Poter curare il rapporto originario del bambino permette di fare una prevenzione di tipo primario e cioè di poter prevenire in modo radicale e scientifico i futuri disturbi della personalità, del comportamento e dello sviluppo dei minori e quindi anche dei futuri adulti.

Il rapporto originario diventerà positivo per il bambino se la madre  starà vicino a lui, lo nutrirà, lo abbraccerà, lo amerà, si prenderà cura di lui e si metterà in una relazione vera e profonda con lui, con il suo corpo, con i suoi bisogni emotivi e particolarmente con la sua unicità e originalità. In particolare sarà positivo se la madre comprende il vissuto emotivo, quello che il bambino vive come lo vive e lo condivide e lo partecipa, rassicurandolo. Allora si attiverà dentro di lui l’archetipo della Grande Madre Buona che costituirà un elemento di base fondamentale della sua personalità.

Il rapporto originario sarà negativo se la madre è assente fisicamente o mentalmente in quanto presa da altre emozioni più forti, se non riesce a relazionarsi con il bambino in modo profondo e vero, se non riesce ad accudire il suo corpo e a nutrirlo in modo positivo, se è sopraffatta da angosce relative al suo vissuto neonatale, se è affetta da una patologia mentale e lo nega, lo rifiuta, lo aggredisce, se non lo vive a livello emotivo, se è  fredda, arida, incapace di una relazione, se lo vive come parte di sé negandolo come persona diversa da sé, se lo tratta come un oggetto, se lo pensa incapace di emozione.

Se il rapporto originario è negativo si attiva nel bambino l’archetipo della Grande Madre Terribile.  Scaturirà un sentimento terribile di rifiuto, di abbandono e di solitudine che può determinare una sensazione di frammentazione.  L’esperienza di un rapporto originario negativo determina inoltre una depressione profonda  perché significa la perdita della Madre Buona. (Neumann)

Una mancanza di amore in un rapporto primario negativo determina il senso di colpa primario. Quando il bambino in questa fase della vita non è amato o viene abbandonato dalla madre, non aggredisce la madre o il mondo ma prende la colpa su di sé. La madre è vissuta come un dio e il suo allontanamento o rifiuto o la mancanza di amore viene vissuta dal bambino come una sentenza superiore, una punizione, una condanna senza appello. Ed è per questo che il neonato non potendo attribuire la colpa alla madre che vive come un dio, la attribuisce a sé.

Si forma quindi il senso di colpa primario che assomiglia a una colpa primordiale, a un peccato originale. Il senso di colpa  determina a sua volta la convinzione che non essere amato equivale a non essere degno di amore, a essere sfortunato.

Poiché la madre Buona non c’è, scompare anche il Tu, la possibilità di relazione e lui si sente nella solitudine e nello smarrimento totale. Poiché la madre è anche il mondo, anche il mondo diventa caos.  Il convincimento della propria colpevolezza determinerà un Io negativizzato, caratterizzato da affettività esasperata, aggressività, atteggiamenti egocentrici, narcisistici e asociali. In pratica continua ad aggredire  se stesso. (Neumann)

Il danno può essere riparato  nelle fasi successive con un amore intenso e vero; oppure nel corso della vita la Grande Madre Buona può essere attivata da altre figure materne positive.

(tratto dal blog “Progetti educativi” a cura di Dr.ssa  Vallorani Maria Grazia  –   Psicologo Psicoterapeuta)

 

Psicologicamente il rifiuto mina la nostra autostima. Quando il rifiuto, immaginario o reale, viene manifestato, la persona che lo subisce ne risulta profondamente ferita, con una sensazione di abbandono. Per evitare possibili rifiuti fanno cose che non vorrebbero fare. Sanno di possedere certe abilità, ma non sono in grado di svilupparle o sfruttarle. Ignorano le proprie potenzialità, rendendosi esenti dalla responsabilità di realizzarle. Per tutte quelle persone che si sentono rifiutate, lasciate in disparte, non amate, per chi ignora le proprie potenzialità ed ha paura delle responsabilità, il fiore più indicato è Illawarra Flame Tree. Quest’essenza dona auto-accettazione, fiducia in se stessi e forza interiore. L’essenza aiuta a fare il primo passo verso la realizzazione del proprio potenziale, fa prendere confidenza con le vere aspirazioni della vita senza sentirsi schiacciati dalla responsabilità. Utile anche per chi tende a rifiutare se stesso cadendo, a volte, in uno stato di depressione. Per i bambini che vivono situazioni di esclusione, come dalla squadra di calcio o dal gruppo dominante oppure che vengono inseriti in una nuova scuola dove se insegnanti e compagni non gli prestano molta attenzione e vivono questa situazione come un rifiuto. Invece di cercare di fare amicizia, si scoraggiano.

Un altro tratto caratteristico di chi ha vissuto il trauma del rifiuto è l’intensa apprensione alle nuove situazioni o esperienze. Senza dubbio, queste personalità sono molto insicure e costantemente bisognose di essere amate e accettate. Soffrono molto di essere lasciate fuori da una situazione, che sia generata da qualcosa di estremo o semplicemente trattarsi semplicemente di un fatto irrilevante della vita alla quale nessuna altra persona darebbe importanza. Tanto la condotta apprensiva che la paura all’esclusione li portano a sviluppare un comportamento pregiudicato con la gente, benché in realtà questo atteggiamento sia una difesa davanti al dolore profondo che hanno causato le delusioni affettive, gli abusi la mancanza di essere presi in considerazione.
La funzione principale di Illawarra Flame tree è dare fiducia, capacità di compromesso, forza interna, autoapprovazione. Aiuta ad affrontare il primo passo in situazioni nuove e toglie la paura dell’esclusione e del rifiuto.

Counseling per genitori

L’associazione La Vie En Rose offre ai soci l’opportunità di fare un percorso di counseling con uno dei counsellor che collaborano con la nostra associazione. Il carattere specifico di questo percorso sarà quello di integrare le tradizionali sessioni di  di counseling con l’utilizzo delle essenze floreali ed i rimedi spagyrici idonei a favorire nuove vie d’uscita dalle situazioni problematiche.

Sede degli incontri: Milano – Montevecchia – Domodossola

Per ulteriori informazioni si prega di scrivere all’indirizzo email: oltreifioridibach@gmail.com

Il counseling in Italia oggi è una realtà che si va affermando sempre di più in diversi ambiti:

Si tratta di un intervento fondato sul colloquio e sulle tecniche di ascolto, rivolto alla persona in situazione di disagio. Per disagio si intende un problema circoscritto che non necessita di un lavoro di ristrutturazione profondo della personalità. Infatti il counsellor non fa diagnosi e non tratta persone gravemente compromesse nella gestione del quotidiano, ma riguarda l’ambito della crisi momentanea e delle sofferenze connesse al ciclo della trasformazioni della vita. Quindi

Il termine counselling deriva dal latino e si può tradurre in consulo-ere che si traduce in <consolare>, <confortare>, <venire in aiuto>, <prendersi cura> oppure si può tradurre in consulto-are che rimanda al significato di richiedere il <parere di un saggio> o il <consiglio di un esperto>.  Carl Rogers è il considerato il padre del counseling psicologico. Egli sosteneva che il modo migliore di aiutare una persona quando si trova in difficoltà non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, ma bensì di aiutarla a comprendere da sola la sua situazione a gestire il problema, prendendo da sola e pienamente, le responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Il counselor fa leva sulle capacità, qualità e risorse della persona coinvolta nella situazione problematica, sviluppando nuovi processi di esplorazione, comprensione ed apprendimento con lo scopo di stimolare nuove vie d’uscita.

In questo appunto si differenzia appunto il lavoro del counselor rispetto a quello di altri  professionisti o tecnici risolutori di problemi, grazie appunto alla dimensione <artistica> od <olistica> che fa leva sull’apertura di nuove vie di comprensione allo scopo di trovare nuove vie di comprensione alle problematiche affrontate. La relazione che si viene a creare tra counselor e consultante non è un sistema di conoscenze concettuali e speculative che confluiscono in un metodo definito o in un sistema, bensì si tratta di una modalità di intervento che che possiamo mettere in pratica nelle nostre relazioni quotidiane con gli altri. Anche se non ne siamo consapevoli fino in fondo, quando utilizziamo l’empatia, mentre un amico in difficoltà ci racconta i suoi problemi, ci rendiamo conto che già questo nostro atteggiamento ci permette di fornire sostegno e conforto, sebbene non utilizziamo tutte le abilità del counselor.

Le caratteristiche che permettono di identificare la pratica del counseling sono, innanzi tutto, il clima di accoglienza che riusciamo a creare, l’accettazione incondizionata e la comprensione dell’altro, l’ascolto attivo ed il buon uso delle domande.

Un bravo counsellor è colui che all’interno di uno stato di comprensione empatica, è in grado di accettare l’altro nella sua globalità, senza giudizio. Senza giudizio, perché si sta guardando il suo mondo con i suoi occhi, si è nei suoi panni, nel suo cuore, si è con lui.

La relazione d’aiuto è una forma di intercomunicazione in cui si crea un ponte tra chi assiste e chi è assistito, che fa sì che queste due personalità diventino un noi; ciò che produce una sensazione di solidità affettiva… L’operatore deve fornire un tipo di relazione priva di ogni pregiudizio e ansia. Su questa base si costruirà l’azione cooperativa per risolvere il problema.

Un ulteriore obiettivo del counseling è favorire nelle persone la capacità di riattivarsi, di recuperare consapevolezza, equilibrio psicofisico, di gestire lo stress e gli stati emotivi in situazioni dove ci si espone fortemente, di implementare le risorse, di potenziare l’autostima.

 

Che cosa sono i rimedi spagyrici?

Al giorno d’oggi siamo abituati ad assumere prevalentemente farmaci che più o meno conosciamo, appartenenti alla medicina che va per la maggiore, definita “allopatica”. Il farmaco, prodotto di sintesi, proviene da un processo eseguito soltanto su alcune delle molecole della pianta, “estratte”chimicamente in laboratorio, senza prendere in considerazione tutta la pianta.
I nostri vecchi e i nostri avi, si sono sempre curati sin dalla notte dei tempi con le erbe assunte sotto forma di decotti, tisane e impasti.
Esistono, però, altri metodi di utilizzo e lavorazione della pianta.
La Spagiria come l’Omeopatia, usa la pianta intera senza escludere nulla, lavorandola con mezzi e tecniche appropriate.

Se sfogliamo una qualsiasi rivista di medicina alternativa o libri in tema, notiamo come si affermi nella maggior parte dei casi che la nostra medicina deve tutto alla tradizione orientale, in particolare all’Ayurveda e alla medicina cinese. Questi sistemi vengono considerati i più validi sostituti della medicina moderna. L’Occidente però ha in sé sistemi equivalenti e forse anche migliori, più confacenti alla nostra mentalità, più adatti, che ci provengono dalla nostra ricca tradizione contadina, presso cui si sono rifugiate le conoscenze dell’antica civiltà celtica. La spagyria è stata definita alchimia del mondo vegetale, in quanto parla di una trasformazione alchemica che si opera sul vegetale per esaltarne particolari virtù. La lavorazione spagyrica dei vegetali avviene con modalità particolari al fine di riportare i principi di cui sono costituiti ad uno stato di maggiore purezza. I rimedi spagyrici non inducono sintomi e di conseguenza non hanno un’azione soppressiva, ma nutrono strutture sia interne, sia fisiche, che psichiche. Somministrando il rimedio spagyrico si somministra un alimento che è stato elaborato in modo alchemico.

II termine Spagiria deriva dal greco “spao” e “agheuro” che significa letteralmente separare e ricongiungere. Il processo di ottenimento dei rimedi spagirici è basato sull’opera del medico svizzero Paracelso (1493-1541), ritenuto l’iniziatore della Spagiria. Oggi, comunque, con l’ampliamento delle conoscenze sulle fonti tradizionali  siamo in grado di affermare che la Spagiria, come l’Alchimia, ha avuto i suoi natali nell’antico Egitto. Questa è poi approdata nella Magna Grecia, intorno al 500 a.C., dando luogo alla Scola Italica, preesistente a Pitagora medesimo. Può essere considerata come un ponte fra l’omeopatia classica e la fitoterapia moderna e si distingue da queste per alcune peculiarità ben distinte.

La produzione della tintura spagirica (così viene chiamato il prodotto ottenuto) è basata su tre tappe essenziali: la fermentazione, la distillazione e l’incenerimento. In questo modo possono venir estratti gli oli essenziali (sostanze aromatiche), le sostanze minerali e gli oligoelementi propri di ciascuna pianta. Il vantaggio di queste essenze spagiriche risiede dunque nel fatto che contengono non solo delle sostanze organiche, ma anche delle materie inorganiche (sali minerali, oligoelementi).

Solitamente le tinture contengono poco alcool (10%-20%) e se il dosaggio prescritto è rispettato, non sono tossiche; sono inoffensive e senza effetti secondari conosciuti. Tramite le differenti tappe di produzione, viene utilizzata tutta la forza della pianta. Per la produzione dei rimedi spagyrici si utilizzano preferibilmente piante fresche raccolte in zone incontaminate o a basso inquinamento, come possono essere le nostre montagne. Solitamente un buon spagirista sottomette le piante ad un severo controllo di qualità prima di utilizzarle per la produzione. Questo controllo comporta, fra l’altro, un’analisi delle impurità, come la presenza di erbicidi, pesticidi e di metalli pesanti.