Illawarra Flame tree per il trauma del rifiuto

È fondamentale dare tutta l’attenzione possibile alla relazione madre bambino durante la fase della gravidanza e del primo anno di vita, perché da questa dipenderà tutta la personalità futura del bambino. Qui si impiantano le fondamenta basilari su cui poi si costruiranno tutti gli altri piani della casa. Questa condizionerà positivamente o negativamente le future tappe e crisi della crescita.

Poter curare il rapporto originario del bambino permette di fare una prevenzione di tipo primario e cioè di poter prevenire in modo radicale e scientifico i futuri disturbi della personalità, del comportamento e dello sviluppo dei minori e quindi anche dei futuri adulti.

Il rapporto originario diventerà positivo per il bambino se la madre  starà vicino a lui, lo nutrirà, lo abbraccerà, lo amerà, si prenderà cura di lui e si metterà in una relazione vera e profonda con lui, con il suo corpo, con i suoi bisogni emotivi e particolarmente con la sua unicità e originalità. In particolare sarà positivo se la madre comprende il vissuto emotivo, quello che il bambino vive come lo vive e lo condivide e lo partecipa, rassicurandolo. Allora si attiverà dentro di lui l’archetipo della Grande Madre Buona che costituirà un elemento di base fondamentale della sua personalità.

Il rapporto originario sarà negativo se la madre è assente fisicamente o mentalmente in quanto presa da altre emozioni più forti, se non riesce a relazionarsi con il bambino in modo profondo e vero, se non riesce ad accudire il suo corpo e a nutrirlo in modo positivo, se è sopraffatta da angosce relative al suo vissuto neonatale, se è affetta da una patologia mentale e lo nega, lo rifiuta, lo aggredisce, se non lo vive a livello emotivo, se è  fredda, arida, incapace di una relazione, se lo vive come parte di sé negandolo come persona diversa da sé, se lo tratta come un oggetto, se lo pensa incapace di emozione.

Se il rapporto originario è negativo si attiva nel bambino l’archetipo della Grande Madre Terribile.  Scaturirà un sentimento terribile di rifiuto, di abbandono e di solitudine che può determinare una sensazione di frammentazione.  L’esperienza di un rapporto originario negativo determina inoltre una depressione profonda  perché significa la perdita della Madre Buona. (Neumann)

Una mancanza di amore in un rapporto primario negativo determina il senso di colpa primario. Quando il bambino in questa fase della vita non è amato o viene abbandonato dalla madre, non aggredisce la madre o il mondo ma prende la colpa su di sé. La madre è vissuta come un dio e il suo allontanamento o rifiuto o la mancanza di amore viene vissuta dal bambino come una sentenza superiore, una punizione, una condanna senza appello. Ed è per questo che il neonato non potendo attribuire la colpa alla madre che vive come un dio, la attribuisce a sé.

Si forma quindi il senso di colpa primario che assomiglia a una colpa primordiale, a un peccato originale. Il senso di colpa  determina a sua volta la convinzione che non essere amato equivale a non essere degno di amore, a essere sfortunato.

Poiché la madre Buona non c’è, scompare anche il Tu, la possibilità di relazione e lui si sente nella solitudine e nello smarrimento totale. Poiché la madre è anche il mondo, anche il mondo diventa caos.  Il convincimento della propria colpevolezza determinerà un Io negativizzato, caratterizzato da affettività esasperata, aggressività, atteggiamenti egocentrici, narcisistici e asociali. In pratica continua ad aggredire  se stesso. (Neumann)

Il danno può essere riparato  nelle fasi successive con un amore intenso e vero; oppure nel corso della vita la Grande Madre Buona può essere attivata da altre figure materne positive.

(tratto dal blog “Progetti educativi” a cura di Dr.ssa  Vallorani Maria Grazia  –   Psicologo Psicoterapeuta)

 

Psicologicamente il rifiuto mina la nostra autostima. Quando il rifiuto, immaginario o reale, viene manifestato, la persona che lo subisce ne risulta profondamente ferita, con una sensazione di abbandono. Per evitare possibili rifiuti fanno cose che non vorrebbero fare. Sanno di possedere certe abilità, ma non sono in grado di svilupparle o sfruttarle. Ignorano le proprie potenzialità, rendendosi esenti dalla responsabilità di realizzarle. Per tutte quelle persone che si sentono rifiutate, lasciate in disparte, non amate, per chi ignora le proprie potenzialità ed ha paura delle responsabilità, il fiore più indicato è Illawarra Flame Tree. Quest’essenza dona auto-accettazione, fiducia in se stessi e forza interiore. L’essenza aiuta a fare il primo passo verso la realizzazione del proprio potenziale, fa prendere confidenza con le vere aspirazioni della vita senza sentirsi schiacciati dalla responsabilità. Utile anche per chi tende a rifiutare se stesso cadendo, a volte, in uno stato di depressione. Per i bambini che vivono situazioni di esclusione, come dalla squadra di calcio o dal gruppo dominante oppure che vengono inseriti in una nuova scuola dove se insegnanti e compagni non gli prestano molta attenzione e vivono questa situazione come un rifiuto. Invece di cercare di fare amicizia, si scoraggiano.

Un altro tratto caratteristico di chi ha vissuto il trauma del rifiuto è l’intensa apprensione alle nuove situazioni o esperienze. Senza dubbio, queste personalità sono molto insicure e costantemente bisognose di essere amate e accettate. Soffrono molto di essere lasciate fuori da una situazione, che sia generata da qualcosa di estremo o semplicemente trattarsi semplicemente di un fatto irrilevante della vita alla quale nessuna altra persona darebbe importanza. Tanto la condotta apprensiva che la paura all’esclusione li portano a sviluppare un comportamento pregiudicato con la gente, benché in realtà questo atteggiamento sia una difesa davanti al dolore profondo che hanno causato le delusioni affettive, gli abusi la mancanza di essere presi in considerazione.
La funzione principale di Illawarra Flame tree è dare fiducia, capacità di compromesso, forza interna, autoapprovazione. Aiuta ad affrontare il primo passo in situazioni nuove e toglie la paura dell’esclusione e del rifiuto.

Counseling per genitori

L’associazione La Vie En Rose offre ai soci l’opportunità di fare un percorso di counseling con uno dei counsellor che collaborano con la nostra associazione. Il carattere specifico di questo percorso sarà quello di integrare le tradizionali sessioni di  di counseling con l’utilizzo delle essenze floreali ed i rimedi spagyrici idonei a favorire nuove vie d’uscita dalle situazioni problematiche.

Sede degli incontri: Milano – Montevecchia – Domodossola

Per ulteriori informazioni si prega di scrivere all’indirizzo email: oltreifioridibach@gmail.com

Il counseling in Italia oggi è una realtà che si va affermando sempre di più in diversi ambiti:

Si tratta di un intervento fondato sul colloquio e sulle tecniche di ascolto, rivolto alla persona in situazione di disagio. Per disagio si intende un problema circoscritto che non necessita di un lavoro di ristrutturazione profondo della personalità. Infatti il counsellor non fa diagnosi e non tratta persone gravemente compromesse nella gestione del quotidiano, ma riguarda l’ambito della crisi momentanea e delle sofferenze connesse al ciclo della trasformazioni della vita. Quindi

Il termine counselling deriva dal latino e si può tradurre in consulo-ere che si traduce in <consolare>, <confortare>, <venire in aiuto>, <prendersi cura> oppure si può tradurre in consulto-are che rimanda al significato di richiedere il <parere di un saggio> o il <consiglio di un esperto>.  Carl Rogers è il considerato il padre del counseling psicologico. Egli sosteneva che il modo migliore di aiutare una persona quando si trova in difficoltà non è quello di dirle esplicitamente cosa fare, ma bensì di aiutarla a comprendere da sola la sua situazione a gestire il problema, prendendo da sola e pienamente, le responsabilità delle proprie scelte e decisioni. Il counselor fa leva sulle capacità, qualità e risorse della persona coinvolta nella situazione problematica, sviluppando nuovi processi di esplorazione, comprensione ed apprendimento con lo scopo di stimolare nuove vie d’uscita.

In questo appunto si differenzia appunto il lavoro del counselor rispetto a quello di altri  professionisti o tecnici risolutori di problemi, grazie appunto alla dimensione <artistica> od <olistica> che fa leva sull’apertura di nuove vie di comprensione allo scopo di trovare nuove vie di comprensione alle problematiche affrontate. La relazione che si viene a creare tra counselor e consultante non è un sistema di conoscenze concettuali e speculative che confluiscono in un metodo definito o in un sistema, bensì si tratta di una modalità di intervento che che possiamo mettere in pratica nelle nostre relazioni quotidiane con gli altri. Anche se non ne siamo consapevoli fino in fondo, quando utilizziamo l’empatia, mentre un amico in difficoltà ci racconta i suoi problemi, ci rendiamo conto che già questo nostro atteggiamento ci permette di fornire sostegno e conforto, sebbene non utilizziamo tutte le abilità del counselor.

Le caratteristiche che permettono di identificare la pratica del counseling sono, innanzi tutto, il clima di accoglienza che riusciamo a creare, l’accettazione incondizionata e la comprensione dell’altro, l’ascolto attivo ed il buon uso delle domande.

Un bravo counsellor è colui che all’interno di uno stato di comprensione empatica, è in grado di accettare l’altro nella sua globalità, senza giudizio. Senza giudizio, perché si sta guardando il suo mondo con i suoi occhi, si è nei suoi panni, nel suo cuore, si è con lui.

La relazione d’aiuto è una forma di intercomunicazione in cui si crea un ponte tra chi assiste e chi è assistito, che fa sì che queste due personalità diventino un noi; ciò che produce una sensazione di solidità affettiva… L’operatore deve fornire un tipo di relazione priva di ogni pregiudizio e ansia. Su questa base si costruirà l’azione cooperativa per risolvere il problema.

Un ulteriore obiettivo del counseling è favorire nelle persone la capacità di riattivarsi, di recuperare consapevolezza, equilibrio psicofisico, di gestire lo stress e gli stati emotivi in situazioni dove ci si espone fortemente, di implementare le risorse, di potenziare l’autostima.

 

Che cosa sono i rimedi spagyrici?

Al giorno d’oggi siamo abituati ad assumere prevalentemente farmaci che più o meno conosciamo, appartenenti alla medicina che va per la maggiore, definita “allopatica”. Il farmaco, prodotto di sintesi, proviene da un processo eseguito soltanto su alcune delle molecole della pianta, “estratte”chimicamente in laboratorio, senza prendere in considerazione tutta la pianta.
I nostri vecchi e i nostri avi, si sono sempre curati sin dalla notte dei tempi con le erbe assunte sotto forma di decotti, tisane e impasti.
Esistono, però, altri metodi di utilizzo e lavorazione della pianta.
La Spagiria come l’Omeopatia, usa la pianta intera senza escludere nulla, lavorandola con mezzi e tecniche appropriate.

Se sfogliamo una qualsiasi rivista di medicina alternativa o libri in tema, notiamo come si affermi nella maggior parte dei casi che la nostra medicina deve tutto alla tradizione orientale, in particolare all’Ayurveda e alla medicina cinese. Questi sistemi vengono considerati i più validi sostituti della medicina moderna. L’Occidente però ha in sé sistemi equivalenti e forse anche migliori, più confacenti alla nostra mentalità, più adatti, che ci provengono dalla nostra ricca tradizione contadina, presso cui si sono rifugiate le conoscenze dell’antica civiltà celtica. La spagyria è stata definita alchimia del mondo vegetale, in quanto parla di una trasformazione alchemica che si opera sul vegetale per esaltarne particolari virtù. La lavorazione spagyrica dei vegetali avviene con modalità particolari al fine di riportare i principi di cui sono costituiti ad uno stato di maggiore purezza. I rimedi spagyrici non inducono sintomi e di conseguenza non hanno un’azione soppressiva, ma nutrono strutture sia interne, sia fisiche, che psichiche. Somministrando il rimedio spagyrico si somministra un alimento che è stato elaborato in modo alchemico.

II termine Spagiria deriva dal greco “spao” e “agheuro” che significa letteralmente separare e ricongiungere. Il processo di ottenimento dei rimedi spagirici è basato sull’opera del medico svizzero Paracelso (1493-1541), ritenuto l’iniziatore della Spagiria. Oggi, comunque, con l’ampliamento delle conoscenze sulle fonti tradizionali  siamo in grado di affermare che la Spagiria, come l’Alchimia, ha avuto i suoi natali nell’antico Egitto. Questa è poi approdata nella Magna Grecia, intorno al 500 a.C., dando luogo alla Scola Italica, preesistente a Pitagora medesimo. Può essere considerata come un ponte fra l’omeopatia classica e la fitoterapia moderna e si distingue da queste per alcune peculiarità ben distinte.

La produzione della tintura spagirica (così viene chiamato il prodotto ottenuto) è basata su tre tappe essenziali: la fermentazione, la distillazione e l’incenerimento. In questo modo possono venir estratti gli oli essenziali (sostanze aromatiche), le sostanze minerali e gli oligoelementi propri di ciascuna pianta. Il vantaggio di queste essenze spagiriche risiede dunque nel fatto che contengono non solo delle sostanze organiche, ma anche delle materie inorganiche (sali minerali, oligoelementi).

Solitamente le tinture contengono poco alcool (10%-20%) e se il dosaggio prescritto è rispettato, non sono tossiche; sono inoffensive e senza effetti secondari conosciuti. Tramite le differenti tappe di produzione, viene utilizzata tutta la forza della pianta. Per la produzione dei rimedi spagyrici si utilizzano preferibilmente piante fresche raccolte in zone incontaminate o a basso inquinamento, come possono essere le nostre montagne. Solitamente un buon spagirista sottomette le piante ad un severo controllo di qualità prima di utilizzarle per la produzione. Questo controllo comporta, fra l’altro, un’analisi delle impurità, come la presenza di erbicidi, pesticidi e di metalli pesanti.

Perché i bambini diventano disobbedienti

“Nessuno ama essere comandato, tantomeno i bambini, e tutti noi siamo abbastanza consapevoli che la sensazione di essere in qualche modo forzati ci provoca una resistenza automatica e istintiva alla ribellione. La controvolontà è la reazione  al tentativo di pressione o controllo che gli adulti esercitano sui bambini, che può attivarsi a qualsiasi età a partire dai due-tre anni, soprattutto nella fase dell’adolescenza.

A detta degli psicologi, avere a che fare con la controvolontà dei bambini è una delle sfide più scoraggianti per un genitore. Tutti noi conosciamo questa risposta istintiva, per averla sperimentata su noi stessi, ma comprendere la controvolontà ci permette di risparmiare, come genitori, tanti conflitti inutili con i nostri figli. La controvolontà può manifestarsi verso i “terribili due anni” con il no reattivo, il “Tu non sei il mio padrone” del bambino più grandicello, o anche la resistenza quando si va di fretta, la disobbedienza e gli atteggiamenti di sfida. Anche atteggiamenti di passività, pigrizia, procrastinzione o mancanza di motivazione sono modi diversi di esprimere la controvolontà. Negatività, belligeranza e atteggiamenti polemici spesso vengono interpretati dagli adulti come insolenza, ma se osserviamo bene, la dinamica sottostante è la resistenza istintiva ad essere forzati. A volte il fatto stesso che qualcosa sia importante per noi può far sentire i nostri figli poco inclini ad assecondarci. “Più esercitiamo la nostra pressione su di loro affinché mangino le verdure, puliscano la loro camera, si lavino i denti, facciano i compiti, si comportino educatamente, o non litighino con i fratelli, meno si sentiranno di farlo. … La fondamentale resistenza dell’essere umano alla coercizione è in genere mitigata, se non addirittura disinnescata dall’attaccamento.”  I più piccoli non hanno inclinazione ad obbedire a qualcuno con cui non si sentono in contatto, perché i bambini sono per natura collaborativi, ma solo nel contesto di un legame e solo quando il potere dell’attaccamento è sufficiente. Per gli adolescenti immaturi la dinamica è identica, anche se il modo in cui la esprimono non è altrettanto grazioso e innocente.

Qual’è la funzione positiva della controvolontà?

Tutti iniziamo la nostra vita del tutto dipendenti e vulnerabili, ma il risultato finale dello sviluppo naturale è la maturazione di un individuo con motivazioni proprie e capace di autoregolarsi, con una sua propria autentica volontà. La lunga transizione dall’infanzia all’età adulta inizia proprio con il tentativo da parte del bambino di muoversi verso la separazione dai genitori. La controvolontà farà la sua prima comparsa nel piccolo al di sotto dei tre anni proprio per aiutarlo nel suo compito di individuazione. In sostanza, il bambino erigerà un muro di “no”. Dietro questo muro, egli potrà gradualmente imparare cosa gli piace e cosa no, preferenze ed avversioni, senza essere sopraffatto dalla volontà infinitamente più potente del genitore. La controvolontà potrebbe essere paragonata alle piccole palizzate erette attorno ai prati appena piantati affinché nessuno li calpesti. A causa della natura incerta e delicata di ciò che emerge nel nuovo essere in crescita, una barriera protettiva deve continuare ad esistere finché le idee del bambino, ciò che ha significato per lui, le sue iniziative e prospettive non siano sufficientemente radicate e forti abbastanza da sopportare di essere calpestate senza andare distrutte. Durante l’adolescenza la controvolontà é utile per lo stesso obiettivo: aiutare il giovane ad allentare la sua dipendenza psichica dalla sua famiglia. Per cui la controvolontà é una normale dinamica umana che esiste in tutti bambini, anche in quelli il cui attaccamento é buono.” (tratto da: “I vostri figli hanno bisogno di voi” di Gordon Neufeld e Gabor Maté – edizioni Il leone verde).

Come aiutare i nostri figli a crescere?

Malgrado i bambini abbiano dei comportamenti che gli adulti considerano come un capriccio o come il segno di “qualcosa che non va”,  un’eccessiva preoccupazione da parte dei genitori può interferire con questo processo, insinuandogli il dubbio di essere in qualche modo “sbagliati”. Un buon modo per aiutare i nostri figli a superare più rapidamente e con meno ansie queste fasi è offerto dai rimedi floreali e spagyrici, che riescono a riequilibrare immediatamente i bambini quando il processo evolutivo sembra bloccarsi, impedendo che si depositino e si stratifichino emozioni e sentimenti negativi che possono col tempo trasformarsi in problemi.

Vine per i bambini testardi

È il fiore per i bambini ostinati, testardi, molto determinati ad avere ciò che vogliono e di forte volontà. È utile proprio nella fase del “no” e per tutti quei bambini che hanno comportamenti che possono degenerare in aggressività e prepotenza nei confronti di altri bambini, o anche degli adulti, ai quali fanno scenate tremende se non riescono a ottenere quello che vogliono. L’assunzione di Vine non cambia il carattere volitivo del bambino, ma ne ammorbidisce le asperità e lo arricchisce di una sensibilità empatica che gli permette di sviluppare le sue doti di piccolo capo in armonia con l’ambiente.

Chicory per i bambini manipolatori

Chicory è il fiore per i bambini, nel momento in cui acquisiscono un po’ di autonomia, che però temono di perdere, a causa della nuova indipendenza, l’attenzione e la cura assidua della madre, ovvero il suo amore. Chicory è il fiore da scegliere ogni volta che il bambino mette in atto manovre manipolatorie per attirare l’attenzione dei genitori, spesso basate sul ricatto affettivo.

Mimulus per i bambini timidi e immaturi

Mimulus è considerato il fiore dell’immaturità, molto indicato per i bambini piccoli  che cominciano ad interessarsi del mondo esterno, a esplorarlo, a farne esperienza. È in questa fase che il bambino si ammala con una certa frequenza, specialmente quando deve affrontare una nuova esperienza, come entrare alla scuola materna, cambiare casa, partire per le vacanze ecc. In realtà non è tanto l’immaturità immunitaria a farlo ammalare, quanto il bisogno di “prendersi una pausa”, di mettersi tranquillo all’ombra delle mura domestiche e delle cure materne a “digerire” con calma gli eventi da affrontare. Mimulus è il fiore adatto in tutti questi casi.

Un caso di laringo-spasmo

Damiano è un bambino di 5 anni che da sempre ha problemi alle vie respiratorie. Già a distanza di poche ore dalla nascita, è stato anche ricoverato in ospedale per 2 settimane per la facilitare la sua respirazione. Questo distacco forzato dalla madre rappresenta un trauma per molti bambini. Ha spesso la tosse, che degenera in laringospasmo, a causa della quale è stato ricoverato in ospedale più volte. Per risolvere questo disturbo gli è stata somministrata una terapia cortisonica. Inoltre la madre di Damiano mi racconta che suo figlio non è molto sereno, è poco socievole con i compagni di scuola e ha qualche difficoltà a dormire. Inoltre soffre ogni tanto di problemi intestinali.

Ho consigliato alla madre di sospendere la somministrazione dei latticini a Damiano per qualche settimana e l’assunzione del fiore di Bach Mimulus e dell’essenza  Dog rose, Tall Yellow Top delle Bush Flower Essences. Quest’ultima essenza è indicata per sostenere chi, adulto o bambino, ha vissuto l’esperienza dell’abbandono durante l’infanzia. Nel giro di un paio di mesi l’umore di Damiano è diventato più tranquillo, il sonno non è più un problema e l’intestino si è regolarizzato. Anche con i compagni ora Damiano è più socievole. Ha avuto un episodio di tosse che però si è risolto in 3 giorni senza terapia cortisonica. Alla mamma, che ora è molto soddisfatta, ho consigliato di continuare con questi rimedi, uniti all’estratto di echinacea spagyrica nel periodo invernale.

Le paure dei bambini

Ancora oggi non si pone abbastanza attenzione al bambino fin dalla fase della gravidanza e particolarmente nei primi anni di vita, perché in questa fase delicata si strutturerà la personalità futura del bambino. Se la madre si prenderà cura di lui e si metterà in una relazione vera e profonda con lui, con i suoi bisogni emotivi e con il suo corpo, se gli starà vicino, se lo nutrirà, lo abbraccerà, lo amerà, apprezzando la sua unicità e originalità, allora si gettano le basi sulle quali poter costruire una solida struttura di salute psico-fisica dell’adulto.

I bambini hanno le stesse ansie, paure e fobie dei genitori. Perché per un bambino, la mamma è il suo mondo e quindi lo stato ansioso della madre può essere percepito con grande intensità da un bambino piccolo ed indifeso e vissuto come qualcosa che si moltiplica e si estende a dismisura. Tendenzialmente, i genitori ansiosi non sono cattivi genitori. Sono solo genitori che non hanno ricevuto sufficiente aiuto per affrontare le loro ansie e le loro paure quando erano piccoli. Occorre che questi genitori superino il retaggio di ansia e paura che si portano dietro dall’infanzia.

In alcuni casi i bambini possono essere profondamente contaminati dall’agitazione dei genitori, soprattutto quando la madre ha paura che il bambino muoia o si ferisca in qualche modo terrificante. Tutti i genitori possono nutrire paure di questo genere, ma sono  l’intensità e la persistenza di tali paure che rivelano la presenza di un’ansia nevrotica. Per alcuni di questi bambini, il fatto di essere il bersaglio delle paure dei genitori può portarli a concepire il mondo come un luogo insicuro, un luogo in cui, in qualsiasi momento, può succedere qualcosa di terribile.

Se i bambini non vengono aiutati ad elaborare le proprie paure le sfogheranno attraverso sintomi fisici: come disordini alimentari, fobie, ossessioni, mutismo selettivo, panico, preoccupazione o elucubrazioni. Oppure attraverso una scarica causata in modo stimolo insopportabile: come fare la pipì a letto (enuresi), vomitare, defecare o urinare in modo incontrollato, incubi notturni.

Come possiamo aiutare questi bambini?

Paure, fobie, ossessioni hanno di solito un prezzo molto alto. Imparare ad affrontare le paure e le fobie è fondamentale per combattere l’istinto della fuga. E’ importante che i bambini interrompano quel solitario tormentarsi con le loro paure, e superare quel increscioso senso di solitudine che li assaliva tutte le volte che avevano disperatamente bisogno di aiuto e non l’hanno ricevuto. I bambini che hanno vissuto troppa paura e ansia nella loro vita, hanno bisogno di fare delle esperienze in cui avere di fianco qualcuno emotivamente abbastanza forte e presente da poter sopportare le loro emozioni.  Per questi bambini può essere di grande sollievo esprimere le emozioni e paure che sono rimaste bloccate nel corpo e nella mente per molto tempo.

Come rimedi di supporto per aiutarli a gestire e a superare le paure possiamo somministrare loro le essenze floreali ed i rimedi spagirici per le paure, le fobie, il panico e l’ansia, (consultateci per trovare quelle più idonee per il vostro bambino).

Un caso di ipersensibilità

Questo è il caso di un bambino ipersensibile. Ha avuto un parto difficile (con la ventosa) e fin dalla nascita piange per niente. Ora ha 4 anni e mezzo e da quando ha iniziato la scuola materna è spesso in crisi. Suggerisco l’essenza Fringet Violet ed il rimedio spagyrico Uncaria. Dopo un paio di mesi la madre mi riferisce che ora il bambino ora è più tranquillo e gli episodi di crisi si sono ridotti notevolmente. Suggerisco di continuare ad assumere questi rimedi fino a quando il figlio sarà finalmente sereno.

Perchè bambini come fiori

Questo sito è dedicato a te mamma che hai a cuore la salute dei tuoi figli. E a tutti i professionisti della salute dei più piccoli. Molto spesso il genitore può curare e addirittura prevenire la malattia dei bambini, semplicemente sviluppando il giusto approccio alla cura e all’accudimento del bambino. Se così fosse, non dovremmo ricorrere così spesso ai medicinali, ma basterebbe qualche rimedio di prevenzione. Perché per il bambino la prevenzione della salute dovrebbe essere più importante della cura. Ci si preoccupa infatti di curare il bambino quando ormai è già ammalato, quando ha la tosse, il raffreddore, la febbre, le coliche, l’otite, ecc… Ci preoccupiamo molto e talvolta ricorriamo al pediatra, al pronto soccorso, agli antibiotici. E troppo spesso ricorriamo alla medicina chimica, senza considerare che, nella maggioranza dei casi, è possibile curare i bambini con rimedi naturali. Talvolta poi, proponiamo soluzioni chimiche ai problemi dei bambini che hanno un origine emotiva.

Devo ringraziare quello che i miei figli mi hanno insegnato, nella vita di ogni giorno. Loro sono sempre stati i miei maestri, nel senso che è grazie all’esperienza di madre che ho compreso che la salute dei miei figli dipendeva anche dal mio equilibrio emotivo. Successivamente ho cominciato a proporre i rimedi naturali per i bambini e le mamme, facendone poi una professione. Ciò mi ha permesso di comprendere che riuscire a garantire un approccio alla salute globale del bambino è uno dei presupposti fondamentali per la salute del futuro adulto. Quando ci prendiamo cura del rapporto originario con il bambino, quando usiamo i rimedi come le essenze floreali ed i rimedi spagyrici per smussare le disarmonie caratteriali del bambino e rinforzare il sistema immunitario, si fa una vera opera di prevenzione e quindi è possibile prevenire in modo radicale i problemi non solo della salute fisica, ma anche i futuri disturbi della personalità, del comportamento e dello sviluppo degli adolescenti e quindi anche dei futuri adulti.

Attualmente la vecchia concezione di malattia che si basava esclusivamente sul concetto di relazione causa – effetto è stata sostituita da una visione multifattoriale secondo cui l’evento malattia é la risultante dell’intrecciarsi di molti agenti fra loro : la genetica, l’ambiente, le relazioni sociali, lo stato immunitario, gli agenti infettivi, gli aspetti psicologici ecc. Per fare un esempio possiamo pensare alla sindrome influenzale: ci possiamo chiedere perché di fronte all’esposizione comune di più soggetti al virus non tutti sviluppano conseguentemente l’infezione. E’ evidente, pertanto, il ruolo di altre variabili nell’insorgenza della malattia. Oppure soffermandoci sulle malattie che insorgono dopo eventi stressanti o dolorosi come traumi, incidenti, degenze ospedaliere, lutti,cambiamenti, possiamo comprendere la non estraneità del mondo psichico.

La correlazione tra “corpo e psiche” su basi scientifiche si e’ andata affermando a partire dagli anni ’30 con gli studi del fisiologo H.Selye e via via fino ad oggi con ricerche sempre più sofisticate e dai risultati sempre più sorprendenti sull’interazione fra questi due mondi in cui si identificano precisi canali di connessione mente – corpo. Essi dimostrano che il corpo , durante gli stati emozionali, presenta consistenti modificazioni a carico dei visceri, dei vasi e di varie sostanze. Essi, infatti,  hanno correlati continui, intensi e talora imponenti nel funzionamento dell’organismo, seguendo una lunga catena di eventi da alcune aree del cervello quale il sistema limbico (parte filogeneticamente intermedia nello sviluppo dell’encefalo), la corteccia cerebrale (porzione più esterna dell’encefalo, filogeneticamente più recente ed ascrivibile ai neomammiferi), l’asse ipotalamo-ipofisario, il sistema neuro-vegetativo, il sistema endocrino ed il sistema immunitario.

Dal punto di vista neurofisiologico la somatizzazione avviene quando, in seguito alla negazione o alla repressione di uno stimolo emotivo per cui viene  meno la sua verbalizzazione, la via nervosa che viene maggiormente attivata é quella che dal sistema limbico prosegue verso l’asse ipotalamo-ipofisario e via via  verso il Sistema Nervoso Autonomo  Periferico, l’Endocrino e l’Immunitario. A loro volta i segnali viscerali stabiliscono un feedback con le vie nervose che vanno alla corteccia cerebrale dando luogo a quello che viene definito un “processo di apprendimento delle esperienze emozionali “ quindi la costruzione dei sentimenti. Si tratta dell’interpretazione cognitiva degli stati emozionali. L’elaborazione corticale delle informazioni concernenti stimoli a contenuto emozionale produce un’esperienza conscia delle emozioni (sentimenti) oltre che segnali che vengono inviati ai centri inferiori e che possono sopprimere o intensificare le manifestazioni somatiche legate alle emozioni. Le emozioni ed i sentimenti sono strettamente connessi con i comportamenti motivati, quali l’assunzione del cibo, l’assunzione dei liquidi, ecc. Pensiamo ad esempio a situazioni di anoressia o di bulimia : l’aspetto emotivo ritrova un preciso correlato neurofisiologico.

Diversamente, se il bambino invece di reprimere le emozioni le libera verbalizzandole, le vie nervose che vengono maggiormente attivate sono quelle dirette alla corteccia cerebrale. Pertanto, il flusso d’informazioni si allontana dalla scarica somatica periferica per liberarsi con la parola mediante la verbalizzazione dei contenuti emotivi. Infatti, l’asse ipotalamo – ipofisario si comporta come un vero e proprio “relee’” del funzionamentio endocrino ed a sua volta di comunicazione con vari organi ed apparati. Risulta ora chiara l’importanza della verbalizzazione dei contenuti emotivi, ossia dell’espressione attraverso le parole delle nostre emozioni per il mantenimento dello stato di salute e della guarigione. Nel caso dei bambini, talvolta manifestano delle difficoltà nell’esprimere le proprie emozioni, talvolta anche nel riconoscerle. Essi spesso non si riconoscono emotivamente e non riescono a dare voce al proprio mondo emotivo se non attraverso i disturbi somatici.

I nostri bambini sono fatti più di emozioni che di corpo fisico. A volte questo concentrato di emozioni sono difficili da gestire per un genitore: piangono, si arrabbiano, strillano come ossessi, desiderano continuativamente cose contrarie alla sopravvivenza, hanno molte paure, ecc. Molti genitori, di fronte alle emozioni dei loro figli, diventano schiavi, pur di evitare che piangano, si arrabbino o siano delusi. Come trovare il giusto equilibrio tra protezione e rispetto del diritto di fare le sue esperienze? Dobbiamo sempre sforzarci di proteggere i nostri figli e sostenerli nelle difficoltà? Oppure dobbiamo insegnare loro a tollerare le piccole e grandi frustrazioni della vita?

La malattia, il dolore ed il malessere però non sono di per sé fenomeni negativi nella vita del bambino, bensì sono da considerarsi come i segni precursori dell’incrinarsi dell’armonia in una parte dell’organismo. Quando somministriamo una medicina limitandoci a voler solo cancellare il dolore o a voler far scomparire i sintomi, senza cercarne la causa, il fattore responsabile dei disturbi, quel dolore può ripresentarsi dopo un certo tempo, in modo più ampio oppure sotto una diversa forma. Osservando i bambini, potremmo scoprire spesso che VI È UNA CORRELAZIONE fra sintomo e causa profonda. Questo è ciò che appreso dalle storie dei bambini che ho incontrato. E’ importante per i genitori leggere i sintomi come messaggi del corpo per comprendere cosa c’è dietro la malattia e aiutare il proprio bambino a guarire. Quindi, in questa ottica, non si può separare la malattia fisica, dal disagio psicologico. Sono da trattare insieme, perché come ho potuto riscontrare nella mia esperienza di utilizzo dei rimedi naturali, (come consulente in floriterapia e spagyria), è necessario curare la psiche ed il corpo insieme.

Sappiamo che si investono molti soldi ed energie per la ricerca scientifica e medica nella cura di malattie degenerative, tumori, ecc. Ma se queste risorse fossero messe a disposizione per fare prevenzione nella cura dei bambini, non solo otterremmo dei benefici per loro, ma si instaurebbero le basi per una corretta salute, che poi sarà il fondamento della salute dei futuri adulti.