L’attaccamento

Esiste un tipo indispensabile di relazione, molto speciale, senza la quale non si possono fondare solide basi per la cura e l’accudimento dei figli. Gli esperti dell’età evolutiva – psicologi o altri scienziati che studiano lo sviluppo umano – la chiamano relazione di attaccamento. Affinché un bambino sia ricettivo verso le cure prodigate da un genitore o un adulto, deve aver sviluppato un vivo attaccamento nei confronti di quest’ultimo, desiderandone il contatto e la vicinanza. All’inizio della vita, questa ricerca di contatto ed intimità è soprattutto di natura fisica – il bambino si aggrappa letteralmente al genitore ed ha bisogno di essere tenuto fisicamente. Se tutto si svolge come previsto, l’attaccamento evolverà in una vicinanza emotiva, e infine, in un senso di intimità psichica. E’ molto difficile prendersi cura, e a volte persino insegnare, a bambini cui manca questo tipo di legame con gli adulti che ne sono responsabili. Solo una relazione di attaccamento può fornire il contesto appropriato alla crescita del bambino.

Il segreto dell’essere genitori non risiede tanto in ciò che un genitore fa, quanto in ciò che un genitore è per il proprio figlio. La ricerca di contatto e vicinanza da parte del bambino è proprio quella che ci consente di essere per lui una fonte di conforto, di essere una guida e un esempio, un maestro o un allenatore. Se l’attaccamento è vivo, saremo per lui una solida base dalla quale avventurarsi verso il mondo esterno, il rifugio nel quale battere in ritirata, una primigenia fonte di ispirazione. Tutte le abilità genitoriali di questo mondo non potranno compensare la mancanza di una relazione di attaccamento.

La relazione di attaccamento verso il genitore deve durare almeno per tutto il tempo che serve al bambino per crescere, ciò che è sempre più difficile nel mondo di oggi. (…)

Nella sfera psichica l’attaccamento è il cuore delle relazioni e del funzionamento sociale. In quella umana, l’attaccamento è ricerca e conservazione di prossimità, vicinanza, legame, sia dal punto di vista fisico, sia da quello comportamentale, emozionale e psicologico. Così come accade nel mondo materiale, esso è invisibile e tuttavia essenziale per la nostra esistenza; senza di esso, una famiglia non sarebbe una famiglia, e quando ne ignoriamo le leggi inesorabili, siamo già in cerca di guai. (…)

Perché oggi dobbiamo essere consapevoli dell’attaccamento? Perché viviamo in un mondo in cui non è più possibile darne per scontato il funzionamento. Gli aspetti economici e sociali e culturalidella società odierna non offrono più il contesto appropriato per la fioritura del naturale attaccamento dei bambini agli adulti che se ne prendono cura. (…)

I genitori non sono mutati, non sono meno competenti o meno devoti; anche la natura dei bambini non è affatto cambiata, non sono diventati meno dipendenti, né oppongono una maggiore resistenza: ciò che è mutato è la cultura nella quale cresciamo i nostri figli. L’attaccamento si genitori, infatti non riceve più il sostegno necessario della cultura e della società. Anche una relazione all’inizio forte e piena può essere minacciata quando i nostri figli entrano in contatto con un mondo che non è più in grado di apprezzare e rinforzare tale legame.

 

(tratto da: “I vostri figli hanno bisogno di voi – perché i genitori oggi contano più che mai” di Gordon Neufeld e Gabor Matè (edizioni “Il leone verde”)

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