Che cosa sono i rimedi spagyrici?

Al giorno d’oggi siamo abituati ad assumere prevalentemente farmaci che più o meno conosciamo, appartenenti alla medicina che va per la maggiore, definita “allopatica”. Il farmaco, prodotto di sintesi, proviene da un processo eseguito soltanto su alcune delle molecole della pianta, “estratte”chimicamente in laboratorio, senza prendere in considerazione tutta la pianta.
I nostri vecchi e i nostri avi, si sono sempre curati sin dalla notte dei tempi con le erbe assunte sotto forma di decotti, tisane e impasti.
Esistono, però, altri metodi di utilizzo e lavorazione della pianta.
La Spagiria come l’Omeopatia, usa la pianta intera senza escludere nulla, lavorandola con mezzi e tecniche appropriate.

Se sfogliamo una qualsiasi rivista di medicina alternativa o libri in tema, notiamo come si affermi nella maggior parte dei casi che la nostra medicina deve tutto alla tradizione orientale, in particolare all’Ayurveda e alla medicina cinese. Questi sistemi vengono considerati i più validi sostituti della medicina moderna. L’Occidente però ha in sé sistemi equivalenti e forse anche migliori, più confacenti alla nostra mentalità, più adatti, che ci provengono dalla nostra ricca tradizione contadina, presso cui si sono rifugiate le conoscenze dell’antica civiltà celtica. La spagyria è stata definita alchimia del mondo vegetale, in quanto parla di una trasformazione alchemica che si opera sul vegetale per esaltarne particolari virtù. La lavorazione spagyrica dei vegetali avviene con modalità particolari al fine di riportare i principi di cui sono costituiti ad uno stato di maggiore purezza. I rimedi spagyrici non inducono sintomi e di conseguenza non hanno un’azione soppressiva, ma nutrono strutture sia interne, sia fisiche, che psichiche. Somministrando il rimedio spagyrico si somministra un alimento che è stato elaborato in modo alchemico.

II termine Spagiria deriva dal greco “spao” e “agheuro” che significa letteralmente separare e ricongiungere. Il processo di ottenimento dei rimedi spagirici è basato sull’opera del medico svizzero Paracelso (1493-1541), ritenuto l’iniziatore della Spagiria. Oggi, comunque, con l’ampliamento delle conoscenze sulle fonti tradizionali  siamo in grado di affermare che la Spagiria, come l’Alchimia, ha avuto i suoi natali nell’antico Egitto. Questa è poi approdata nella Magna Grecia, intorno al 500 a.C., dando luogo alla Scola Italica, preesistente a Pitagora medesimo. Può essere considerata come un ponte fra l’omeopatia classica e la fitoterapia moderna e si distingue da queste per alcune peculiarità ben distinte.

La produzione della tintura spagirica (così viene chiamato il prodotto ottenuto) è basata su tre tappe essenziali: la fermentazione, la distillazione e l’incenerimento. In questo modo possono venir estratti gli oli essenziali (sostanze aromatiche), le sostanze minerali e gli oligoelementi propri di ciascuna pianta. Il vantaggio di queste essenze spagiriche risiede dunque nel fatto che contengono non solo delle sostanze organiche, ma anche delle materie inorganiche (sali minerali, oligoelementi).

Solitamente le tinture contengono poco alcool (10%-20%) e se il dosaggio prescritto è rispettato, non sono tossiche; sono inoffensive e senza effetti secondari conosciuti. Tramite le differenti tappe di produzione, viene utilizzata tutta la forza della pianta. Per la produzione dei rimedi spagyrici si utilizzano preferibilmente piante fresche raccolte in zone incontaminate o a basso inquinamento, come possono essere le nostre montagne. Solitamente un buon spagirista sottomette le piante ad un severo controllo di qualità prima di utilizzarle per la produzione. Questo controllo comporta, fra l’altro, un’analisi delle impurità, come la presenza di erbicidi, pesticidi e di metalli pesanti.

Perché i bambini diventano disobbedienti

“Nessuno ama essere comandato, tantomeno i bambini, e tutti noi siamo abbastanza consapevoli che la sensazione di essere in qualche modo forzati ci provoca una resistenza automatica e istintiva alla ribellione. La controvolontà è la reazione  al tentativo di pressione o controllo che gli adulti esercitano sui bambini, che può attivarsi a qualsiasi età a partire dai due-tre anni, soprattutto nella fase dell’adolescenza.

A detta degli psicologi, avere a che fare con la controvolontà dei bambini è una delle sfide più scoraggianti per un genitore. Tutti noi conosciamo questa risposta istintiva, per averla sperimentata su noi stessi, ma comprendere la controvolontà ci permette di risparmiare, come genitori, tanti conflitti inutili con i nostri figli. La controvolontà può manifestarsi verso i “terribili due anni” con il no reattivo, il “Tu non sei il mio padrone” del bambino più grandicello, o anche la resistenza quando si va di fretta, la disobbedienza e gli atteggiamenti di sfida. Anche atteggiamenti di passività, pigrizia, procrastinzione o mancanza di motivazione sono modi diversi di esprimere la controvolontà. Negatività, belligeranza e atteggiamenti polemici spesso vengono interpretati dagli adulti come insolenza, ma se osserviamo bene, la dinamica sottostante è la resistenza istintiva ad essere forzati. A volte il fatto stesso che qualcosa sia importante per noi può far sentire i nostri figli poco inclini ad assecondarci. “Più esercitiamo la nostra pressione su di loro affinché mangino le verdure, puliscano la loro camera, si lavino i denti, facciano i compiti, si comportino educatamente, o non litighino con i fratelli, meno si sentiranno di farlo. … La fondamentale resistenza dell’essere umano alla coercizione è in genere mitigata, se non addirittura disinnescata dall’attaccamento.”  I più piccoli non hanno inclinazione ad obbedire a qualcuno con cui non si sentono in contatto, perché i bambini sono per natura collaborativi, ma solo nel contesto di un legame e solo quando il potere dell’attaccamento è sufficiente. Per gli adolescenti immaturi la dinamica è identica, anche se il modo in cui la esprimono non è altrettanto grazioso e innocente.

Qual’è la funzione positiva della controvolontà?

Tutti iniziamo la nostra vita del tutto dipendenti e vulnerabili, ma il risultato finale dello sviluppo naturale è la maturazione di un individuo con motivazioni proprie e capace di autoregolarsi, con una sua propria autentica volontà. La lunga transizione dall’infanzia all’età adulta inizia proprio con il tentativo da parte del bambino di muoversi verso la separazione dai genitori. La controvolontà farà la sua prima comparsa nel piccolo al di sotto dei tre anni proprio per aiutarlo nel suo compito di individuazione. In sostanza, il bambino erigerà un muro di “no”. Dietro questo muro, egli potrà gradualmente imparare cosa gli piace e cosa no, preferenze ed avversioni, senza essere sopraffatto dalla volontà infinitamente più potente del genitore. La controvolontà potrebbe essere paragonata alle piccole palizzate erette attorno ai prati appena piantati affinché nessuno li calpesti. A causa della natura incerta e delicata di ciò che emerge nel nuovo essere in crescita, una barriera protettiva deve continuare ad esistere finché le idee del bambino, ciò che ha significato per lui, le sue iniziative e prospettive non siano sufficientemente radicate e forti abbastanza da sopportare di essere calpestate senza andare distrutte. Durante l’adolescenza la controvolontà é utile per lo stesso obiettivo: aiutare il giovane ad allentare la sua dipendenza psichica dalla sua famiglia. Per cui la controvolontà é una normale dinamica umana che esiste in tutti bambini, anche in quelli il cui attaccamento é buono.” (tratto da: “I vostri figli hanno bisogno di voi” di Gordon Neufeld e Gabor Maté – edizioni Il leone verde).

Come aiutare i nostri figli a crescere?

Malgrado i bambini abbiano dei comportamenti che gli adulti considerano come un capriccio o come il segno di “qualcosa che non va”,  un’eccessiva preoccupazione da parte dei genitori può interferire con questo processo, insinuandogli il dubbio di essere in qualche modo “sbagliati”. Un buon modo per aiutare i nostri figli a superare più rapidamente e con meno ansie queste fasi è offerto dai rimedi floreali e spagyrici, che riescono a riequilibrare immediatamente i bambini quando il processo evolutivo sembra bloccarsi, impedendo che si depositino e si stratifichino emozioni e sentimenti negativi che possono col tempo trasformarsi in problemi.

Vine per i bambini testardi

È il fiore per i bambini ostinati, testardi, molto determinati ad avere ciò che vogliono e di forte volontà. È utile proprio nella fase del “no” e per tutti quei bambini che hanno comportamenti che possono degenerare in aggressività e prepotenza nei confronti di altri bambini, o anche degli adulti, ai quali fanno scenate tremende se non riescono a ottenere quello che vogliono. L’assunzione di Vine non cambia il carattere volitivo del bambino, ma ne ammorbidisce le asperità e lo arricchisce di una sensibilità empatica che gli permette di sviluppare le sue doti di piccolo capo in armonia con l’ambiente.

Chicory per i bambini manipolatori

Chicory è il fiore per i bambini, nel momento in cui acquisiscono un po’ di autonomia, che però temono di perdere, a causa della nuova indipendenza, l’attenzione e la cura assidua della madre, ovvero il suo amore. Chicory è il fiore da scegliere ogni volta che il bambino mette in atto manovre manipolatorie per attirare l’attenzione dei genitori, spesso basate sul ricatto affettivo.

Mimulus per i bambini timidi e immaturi

Mimulus è considerato il fiore dell’immaturità, molto indicato per i bambini piccoli  che cominciano ad interessarsi del mondo esterno, a esplorarlo, a farne esperienza. È in questa fase che il bambino si ammala con una certa frequenza, specialmente quando deve affrontare una nuova esperienza, come entrare alla scuola materna, cambiare casa, partire per le vacanze ecc. In realtà non è tanto l’immaturità immunitaria a farlo ammalare, quanto il bisogno di “prendersi una pausa”, di mettersi tranquillo all’ombra delle mura domestiche e delle cure materne a “digerire” con calma gli eventi da affrontare. Mimulus è il fiore adatto in tutti questi casi.

Progetto asilo “Bambini come fiori”

Bambini come fiori” è il progetto per un nuovo asilo che nasce sulla base dei principi ispiratori dell’associazione omonima, grazie alla collaborazione di un’educatrice ambientale e di una naturopata.

L’idea educativa nasce dalla consapevolezza che per crescere bambini sani e felici occorre soddisfare i seguenti requisiti:

  • offrire ai bambini la possibilità di un’esperienza quotidiana a stretto contatto con la natura, poiché questo è l’ambiente di vita e di crescita migliore e più salutare per tutti i bambini. Il giardino, il parco e il bosco permettono infatti di proporre esperienze piacevoli e significative per i bambini dai 18 mesi ai 6 anni rispondendo al meglio ai bisogni che solitamente emergono in questa fascia d’età. Necessità che riguardano l’aspetto motorio, quello sociale, quello riguardante la costruzione dell’individualità, quello relativo alla conoscenza del mondo e quello più propriamente artistico-creativo.
    L’ambiente naturale, infatti, offre la possibilità di stimolare il loro senso di avventura e la loro fantasia, permettendo un apprendimento per esperienza diretta.
  • Una naturopata sarà presente all’interno della scuola materna un giorno alla settimana, per svolgere la sua attività professionale mediante consulenze specialistiche per i bambini ed i loro genitori, fornendo suggerimenti sullo stile di vita e sulla scelta degli alimenti, di prodotti e integratori alimentari, fiori di Bach, ecc… Questo perché sappiamo quanto i condizionamenti emotivi, affettivi e sociali, vissuti nei primi anni di vita, incidano profondamente e forse irreversibilmente sul futuro dei propri figli.
  • Verranno realizzati laboratori creativi con l’uso di materiali naturali e con esperti naturalisti, che ci aiuteranno a conoscere le piante e gli animali attraverso laboratori, giochi liberi, passeggiate ed esplorazioni.

 

Un caso di laringo-spasmo

Damiano è un bambino di 5 anni che da sempre ha problemi alle vie respiratorie. Già a distanza di poche ore dalla nascita, è stato anche ricoverato in ospedale per 2 settimane per la facilitare la sua respirazione. Questo distacco forzato dalla madre rappresenta un trauma per molti bambini. Ha spesso la tosse, che degenera in laringospasmo, a causa della quale è stato ricoverato in ospedale più volte. Per risolvere questo disturbo gli è stata somministrata una terapia cortisonica. Inoltre la madre di Damiano mi racconta che suo figlio non è molto sereno, è poco socievole con i compagni di scuola e ha qualche difficoltà a dormire. Inoltre soffre ogni tanto di problemi intestinali.

Ho consigliato alla madre di sospendere la somministrazione dei latticini a Damiano per qualche settimana e l’assunzione del fiore di Bach Mimulus e dell’essenza  Dog rose, Tall Yellow Top delle Bush Flower Essences. Quest’ultima essenza è indicata per sostenere chi, adulto o bambino, ha vissuto l’esperienza dell’abbandono durante l’infanzia. Nel giro di un paio di mesi l’umore di Damiano è diventato più tranquillo, il sonno non è più un problema e l’intestino si è regolarizzato. Anche con i compagni ora Damiano è più socievole. Ha avuto un episodio di tosse che però si è risolto in 3 giorni senza terapia cortisonica. Alla mamma, che ora è molto soddisfatta, ho consigliato di continuare con questi rimedi, uniti all’estratto di echinacea spagyrica nel periodo invernale.

Un caso di PFAPA (2)

Mia figlia ha iniziato ad avere episodi di febbre alta (40-42°) associata a mal di gola e afte in bocca a partire dal secondo anno di vita, con la frequenza di circa una volta al mese. La pediatra supponendo si trattasse di PFAPA (febbre periodica) propose di somministrare a mia figlia il cortisone, che faceva scomparire la febbre nel giro di poche ore. All’inizio il cortisone sembrava una soluzione rapida per curare mia figlia, ma col tempo gli intervalli tra i vari episodi di febbre periodica si sono accorciati, riducendosi anche a 10 giorni. Siamo andati così a somministrare il cortisone per 2 anni, finché non abbiamo approvato l’omeopatia. Che però non ha funzionato.

Allora ho cominciato a fare ricerche su Internet per trovare una cura alternativa e ho letto la testimonianza di un’altra mamma che aveva lo stesso problema di mia figlia e che si era affidata ai rimedi spagirici ed i fiori australiani, grazie alla consulenza di Carla Fiori. Così ho contattato Carla e mia figlia ha cominciato ad assumere i rimedi, suggeriti da Carla e da allora non abbiamo più fatto ricorso al cortisone. La febbre ha continuato a manifestarsi, ma non così alta e ogni episodio di febbre si è risolto nel giro di 2-3 giorni. Gli intervalli tra gli episodi di febbre si sono allungati progressivamente e dopo un anno e mezzo di cura mia figlia non ha più avuto più episodi di PFAPA.

Le paure dei bambini

Ancora oggi non si pone abbastanza attenzione al bambino fin dalla fase della gravidanza e particolarmente nei primi anni di vita, perché in questa fase delicata si strutturerà la personalità futura del bambino. Se la madre si prenderà cura di lui e si metterà in una relazione vera e profonda con lui, con i suoi bisogni emotivi e con il suo corpo, se gli starà vicino, se lo nutrirà, lo abbraccerà, lo amerà, apprezzando la sua unicità e originalità, allora si gettano le basi sulle quali poter costruire una solida struttura di salute psico-fisica dell’adulto.

I bambini hanno le stesse ansie, paure e fobie dei genitori. Perché per un bambino, la mamma è il suo mondo e quindi lo stato ansioso della madre può essere percepito con grande intensità da un bambino piccolo ed indifeso e vissuto come qualcosa che si moltiplica e si estende a dismisura. Tendenzialmente, i genitori ansiosi non sono cattivi genitori. Sono solo genitori che non hanno ricevuto sufficiente aiuto per affrontare le loro ansie e le loro paure quando erano piccoli. Occorre che questi genitori superino il retaggio di ansia e paura che si portano dietro dall’infanzia.

In alcuni casi i bambini possono essere profondamente contaminati dall’agitazione dei genitori, soprattutto quando la madre ha paura che il bambino muoia o si ferisca in qualche modo terrificante. Tutti i genitori possono nutrire paure di questo genere, ma sono  l’intensità e la persistenza di tali paure che rivelano la presenza di un’ansia nevrotica. Per alcuni di questi bambini, il fatto di essere il bersaglio delle paure dei genitori può portarli a concepire il mondo come un luogo insicuro, un luogo in cui, in qualsiasi momento, può succedere qualcosa di terribile.

Se i bambini non vengono aiutati ad elaborare le proprie paure le sfogheranno attraverso sintomi fisici: come disordini alimentari, fobie, ossessioni, mutismo selettivo, panico, preoccupazione o elucubrazioni. Oppure attraverso una scarica causata in modo stimolo insopportabile: come fare la pipì a letto (enuresi), vomitare, defecare o urinare in modo incontrollato, incubi notturni.

Come possiamo aiutare questi bambini?

Paure, fobie, ossessioni hanno di solito un prezzo molto alto. Imparare ad affrontare le paure e le fobie è fondamentale per combattere l’istinto della fuga. E’ importante che i bambini interrompano quel solitario tormentarsi con le loro paure, e superare quel increscioso senso di solitudine che li assaliva tutte le volte che avevano disperatamente bisogno di aiuto e non l’hanno ricevuto. I bambini che hanno vissuto troppa paura e ansia nella loro vita, hanno bisogno di fare delle esperienze in cui avere di fianco qualcuno emotivamente abbastanza forte e presente da poter sopportare le loro emozioni.  Per questi bambini può essere di grande sollievo esprimere le emozioni e paure che sono rimaste bloccate nel corpo e nella mente per molto tempo.

Come rimedi di supporto per aiutarli a gestire e a superare le paure possiamo somministrare loro le essenze floreali ed i rimedi spagirici per le paure, le fobie, il panico e l’ansia, (consultateci per trovare quelle più idonee per il vostro bambino).

Un caso di alopecia

Durante lo scorso luglio, la mamma di un bambino Down di 7 anni nota alcune chiazze prive di capelli, localizzate in diverse regioni del cuoio capelluto del figlio (alopecia areata). Da un colloquio con lei, vengo a conoscenza del fatto che pochi mesi prima i genitori del bambino hanno regalato un cucciolo di cane al figlio, la cui gestione, nel primi mesi di convivenza con il bambino, ha creato molto stress.

Le cause dell’alopecia sono differenti. Ci sono innanzi tutto cause genetiche, che vengono potenziate da altri fattori, come lo stress o le disfunzioni ormonali. In quest’ultimo caso la caduta dei capelli può essere provocata da un livello non adeguato di testosterone o da delle disfunzioni della tiroide, dell’ipofisi o delle ghiandole surrenali.

Ci sono anche delle cause psicologiche. A volte anche le situazioni di tensione, i traumi o la depressione possono portare alla perdita dei capelli. A volte possono influire i ritmi di lavoro particolarmente intensi e uno stile di vita caratterizzato dalla frenesia.

Ho proposto alla mamma di somministrare il tiglio gemmoderivato spagyrico per trattare lo stress. E l’estratto spagyrico del fungo Ganoderma, che è un potente adattogeno. Dopo circa un mese e mezzo  di trattamento, i capelli hanno ricominciato a crescere nelle chiazze prive di capelli. Ho consigliato di continuare con gli stessi rimedi fino alla completa scomparsa dell’alopecia.

Un caso di mal d’orecchio

Una mia amica mi chiede quali rimedi dare alla figlia di 14 mesi che da settembre 2016 ha cominciato a frequentare il nido; la bimba si è ammalata più volte in 2 mesi: mal d’orecchio, tosse e influenza. Insomma, ha frequentato così poco il nido che la mamma stava quasi pensando di tenere  la bimba a casa.

Il mal d’orecchio è molto comune in età pediatrica, insieme al raffreddore, e  colpisce i bambini al di sotto dei 3 anni frequentemente soprattutto in inverno. Le percentuali dicono che circa il 70% dei bambini è colpito almeno una volta dall’infezione da otite nei primi tre anni di vita, poiché l’apparato uditivo e il sistema immunitario nei bambini piccoli non è ancora completamente sviluppato. Il mal d’orecchio  è infatti un’infiammazione dell’orecchio che presenta sintomi che possono variare a seconda della gravità tra cui dolore acuto all’orecchio, spesso mal di gola e raffreddore e febbre alta nel caso dell’otite acuta.

Il mal d’orecchio è un’infiammazione da non sottovalutare poiché, nelle forme più forti, può causare problemi gravi all’apparato uditivo soprattutto se  viene trascurata o curata male. Meglio prevenire quindi il mal d’orecchio piuttosto che curarlo.

Consiglio di somministrare alla bimba il gemmoderivato spagyrico di rosa canina (Alkaest) con l’aggiunta dei fiori di Bach Star of Bethelehm e Holly e del fiore australiano Bush Fuchsia, che agisce sulla ricezione dei suoni e quindi sull’orecchio e l’equilibrio. E’ anche un ottimo rimedio in caso di acufeni e otiti, vertigini, cinetosi, disequilibrio.

La bimba ha continuato a frequentare il nido e da allora la bimba non si è più ammalata nè di otite, nè di influenza fino a giugno. I rari episodi di tosse sono stati risolti con l’aiuto di uno sciroppo a base di miele ed estratti spagyrici di rosa canina, propoli ed echinacea.

Il rimedio Bush fuchsia  è utile a chi ha difficoltà ad esprimersi in modo chiaro e fluente, a parlare in pubblico e a sentirsi disinvolto nella comunicazione con gli altri. Bush Fuchsia è particolarmente indicato nelle difficoltà di apprendimento e concentrazione  dovute a disequilibrio tra i due emisferi cerebrali e la parte posteriore e frontale  del cervello. Coadiuvante nei disturbi dell’apprendimento come la dislessia e simili, favorisce il linguaggio migliorando il tono, il timbro, la melodia  della voce e di tutta l’espressione: chiarezza, sicurezza e coraggio nel parlare e nell’esprimere idee, concetti, convinzioni, anche in caso di balbuzie. Aiuta a riequilibrare il centro della termoregolazione. Favorisce l’ascolto del proprio lato intuitivo, bilanciando la razionalità. Utile per chi sta molto tempo al computer, cellulare e a contatto con tutta la tecnologia moderna per risvegliare la lucidità mentale.

I bambini che fanno tanto movimento avranno un migliore sviluppo cognitivo

Correre, saltare e muoversi a più non posso non è soltanto un grande divertimento per i bambini ma permetterà loro di ricordare meglio le cose più in là nel futuro, quando saranno anziani. Le conseguenze durature sul cervello dell’attività fisica nell’infanzia sono state analizzate da un team di ricercatori canadesi dell’Università di Toronto.  
 Nonostante sia stato condotto sui topi, lo studio dimostra comunque che l’attività fisica in età giovanile è cruciale non solo per la corretta crescita fisica ma anche per lo sviluppo cognitivo e il mantenimento delle capacità negli anni.

 

LO STUDIO

I ricercatori hanno suddiviso 80 giovani topi in due gruppi, ad uno solo dei quali è stata fornita per sei mesi una ruota, come quella usata dai criceti.-Quando i topi sono diventati adulti, i ricercatori hanno allestito una stanza diversa da quella dove i topi vivevano abitualmente e vi hanno posto una gabbia, anch’essa diversa da quella in cui i topi erano abituati a vivere.

Usando una tecnica di condizionamento classico, i ricercatori hanno quindi insegnato ai topi che ogni volta che venivano trasportati in quella gabbia dentro quella stanza avrebbero ricevuto una scossa elettrica. Quando trasferiti lì dentro, gli animali reagivano quindi immobilizzandosi per la paura (freezing), ricordando la scossa. A due settimane di distanza, i ricercatori hanno «messo in scena» due situazioni simili, ma non identiche, a quelle usate per il condizionamento, trasportando gli animali in una gabbia identica a quella dove ricevevano la scossa ma posizionata in una stanza diversamente illuminata o in una gabbia ed una stanza completamente diverse da quelle usate per il condizionamento.

Dalla reazione degli animali, è emerso che gli «sportivi» avevano una memoria più precisa. Infatti, in queste ultime due situazioni dimostravano minori reazioni di paura (il 50% in meno) rispetto agli altri topi, perché riconoscevano che le caratteristiche dell’’ambiente non erano identiche a quelle che per loro costituivano una minaccia.

 

LA NEUROGENESI ADULTA FAVORITA DAL MOVIMENTO GIOVANILE

Oggi si sa che esiste un processo di neurogenesi anche in età adulta in una specifica area cerebrale fondamentale per la memoria, l’ippocampo, dove la continua produzione di nuovi neuroni è compito delle cellule staminali. Questo processo di generazione di nuovi neuroni nel cervello di topi adulti – e, con esso, la maggior attività di questi neuroni – è più efficace quando da giovani gli animali hanno svolto molta attività fisica. Il movimento da giovani è quanto consentirebbe anche a noi umani di potenziare e preservare quella che i neuroscienziati chiamano “riserva cognitiva”, scudo protettivo in grado di fronteggiare (ed eventualmente ritardare) la comparsa delle malattie neurodegenerative.

 

LO STILE DI VITA È IMPORTANTE SEMPRE

Non si creda che ad essere importante sia solo la prima fase della vita e che, superata l’infanzia, lo stile di vita smetta di essere decisivo per il mantenimento delle funzioni cognitive. Non fumare mai, evitare l’obesità nel corso della vita e mantenere una dieta ispirata alla dieta mediterranea significa avere una vita più longeva e anche maggiori probabilità di mantenere la propria indipendenza ad un’età avanzata. Lo dice un’analisi apparsa sul Journal of the American Geriatrics Society, condotta su un migliaio di soggetti maschi settantenni all’inizio dello studio e seguiti per 16 anni.

Articolo di NICLA PANCIERA pubblicato il 22/08/2017 su LA STAMPA

Perché i bambini diventano disobbedienti

Nessuno ama essere comandato, tantomeno i bambini, e tutti noi siamo abbastanza consapevoli che la sensazione di essere in qualche modo forzati ci provoca una resistenza automatica e istintiva alla ribellione. La controvolontà è la reazione  al tentativo di pressione o controllo che gli adulti esercitano sui bambini, che può attivarsi a qualsiasi età a partire dai due-tre anni, soprattutto nella fase dell’adolescenza.

A detta degli psicologi, avere a che fare con la controvolontà dei bambini è una delle sfide più scoraggianti per un genitore. Tutti noi conosciamo questa risposta istintiva, per averla sperimentata su noi stessi, ma comprendere la controvolontà ci permette di risparmiare, come genitori, tanti conflitti inutili con i nostri figli. La controvolontà può manifestarsi verso i “terribili due anni” con il no reattivo, il “Tu non sei il mio padrone” del bambino più grandicello, o anche la resistenza quando si va di fretta, la disobbedienza e gli atteggiamenti di sfida. Anche atteggiamenti di passività, pigrizia, procrastinzione o mancanza di motivazione sono modi diversi di esprimere la controvolontà. Negatività, belligeranza e atteggiamenti polemici spesso vengono interpretati dagli adulti come insolenza, ma se osserviamo bene, la dinamica sottostante è la resistenza istintiva ad essere forzati. A volte il fatto stesso che qualcosa sia importante per noi può far sentire i nostri figli poco inclini ad assecondarci. “Più esercitiamo la nostra pressione su di loro affinché mangino le verdure, puliscano la loro camera, si lavino i denti, facciano i compiti, si comportino educatamente, o non litighino con i fratelli, meno si sentiranno di farlo. … La fondamentale resistenza dell’essere umano alla coercizione è in genere mitigata, se non addirittura disinnescata dall’attaccamento.”  I più piccoli non hanno inclinazione ad obbedire a qualcuno con cui non si sentono in contatto, perché i bambini sono per natura collaborativi, ma solo nel contesto di un legame e solo quando il potere dell’attaccamento è sufficiente. Per gli adolescenti immaturi la dinamica è identica, anche se il modo in cui la esprimono non è altrettanto grazioso e innocente.

Qual’è la funzione positiva della controvolontà?

Tutti iniziamo la nostra vita del tutto dipendenti e vulnerabili, ma il risultato finale dello sviluppo naturale è la maturazione di un individuo con motivazioni proprie e capace di autoregolarsi, con una sua propria autentica volontà. La lunga transizione dall’infanzia all’età adulta inizia proprio con il tentativo da parte del bambino di muoversi verso la separazione dai genitori. La controvolontà farà la sua prima comparsa nel piccolo al di sotto dei tre anni proprio per aiutarlo nel suo compito di individuazione. In sostanza, il bambino erigerà un muro di “no”. Dietro questo muro, egli potrà gradualmente imparare cosa gli piace e cosa no, preferenze ed avversioni, senza essere sopraffatto dalla volontà infinitamente più potente del genitore. La controvolontà potrebbe essere paragonata alle piccole palizzate erette attorno ai prati appena piantati affinché nessuno li calpesti. A causa della natura incerta e delicata di ciò che emerge nel nuovo essere in crescita, una barriera protettiva deve continuare ad esistere finché le idee del bambino, ciò che ha significato per lui, le sue iniziative e prospettive non siano sufficientemente radicate e forti abbastanza da sopportare di essere calpestate senza andare distrutte. Durante l’adolescenza la controvolontà é utile per lo stesso obiettivo: aiutare il giovane ad allentare la sua dipendenza psichica dalla sua famiglia. Per cui la controvolontà é una normale dinamica umana che esiste in tutti bambini, anche in quelli il cui attaccamento é buono.

Tratto da: “I vostri figli hanno bisogno di voi” di Gordon Neufeld e Gabor Maté – edizioni Il leone verde